A Vicenza un’altra donna aggredita con l’acido. La punizione “islamica” prende piede anche da noi

Ancora una donna aggredita con l’acido. Ancora un agghiacciante tentativo di marcare a vita con i segni della violenza un volto, un corpo femminile. Ancora una volta emissari incappucciati pronti a colpire nel buio, all’improvviso, armati di una sostanza caustica e di un’efferatezza tipica di altre aree del mondo, di altre feroci “tradizioni” punitive. Questa volta è successo a Vicenza dove una giovane di trentuno anni è stata vittima di un agguato proprio in casa: verso le 14.30 due uomini a volto coperto hanno suonato alla porta della villetta in una zona periferica della città dove la donna, sposata, abita, e lei credendo si trattasse di parenti che vivono nelle vicinanze, è andata ad aprire senza timore. A quel punto, secondo il racconto che la vittima stessa ha ricostruito agli investigatori, due persone l’avrebbero bloccata, fatta stendere a terra, e mentre uno la immobilizzava, l’altro le gettava una sostanza caustica sul braccio. Divincolandosi, la donna si sarebbe ustionata anche ad un gluteo. Per fortuna in questo caso la trentunenne, accolta in rianimazione come da protocollo medico, se l’è cavata con leggere ustioni. Decisamente peggio è andata invece ad aprile all’avvocatessa trentacinquenne sfregiata sul viso e sul corpo a Pesaro da un sicario assoldato dall’ex fidanzato della donna. Agli occhi del killer la vittima era colpevole della fine della loro relazione, e il processo sommario è culminato in un’esecuzione spietata che lascerà segni indelebili: la donna rischia di perdere la vista e ha il corpo ricoperto di ustioni. Nei giorni scorsi ancora un agguato: questa volta è una trentaseienne milanese, incinta, il bersaglio contro cui scaricare un odio cieco e immotivato. Un uomo in scooter si è avvicinato alla donna mentre si recava in ospedale per alcuni controlli, e poi l’orrore. Per fortuna in questo caso la vittima dell’aggressione non sembra aver riportato ferite particolarmente gravi, almeno non nel fisico. Il gesto, dai contorni decisamente oscuri, potrebbe essere opera di un folle. Malati di mente o lucidi assassini. Mandanti o esecutori: la violenza contro le donne acquisisce agli atti un nuova tipologia di killer, armato di un’arma che, quando non uccide, lascia una traccia indelebile di un odio insopprimibile.