A sinistra tutto fa spettacolo. E il “medico in famiglia” dà (inutilmente) le medicine al Pd

Non viviamo più negli anni in cui Francesco De Gregori si vedeva scippata da Bettino Craxi la sua Viva l’Italia. Siamo invece nel pieno della stagione in cui Adriano Celentano è considerato un filosofo a livello di Aristotele e la Littizzetto una nuova Giovanna D’Arco. Si è passati dallo spettacolo gestito dalla politica alla politica gestita dallo spettacolo, con uno show ripetitivo, repliche infinite con i soliti protagonisti che dicono le stesse cose, accolti con disinteresse e noia. A sinistra credono ancora che portando sul palco attori e cantanti riescono a raggranellare consenso, sempre con l’idea del popolo “suddito” della tv (in pratica, lo stesso giudizio che si ostinano a dare sugli elettori del centrodestra, affascinati dalle soap opera e quindi devoti al Cavaliere). Ma fanno un buco nell’acqua. Non l’hanno capito i vertici del Pd che in ogni occasione, anche nel giorno delle primarie, chiedevano ai fotografi di puntare i flash sui cosiddetti vip in fila per votare. Non l’ha capito Ignazio Marino che, nel comizio di chiusura a Roma, ha tentato di buttarla sullo show con l’aiuto dei divi (o presunti tali) di turno. Che poi sono sempre gli stessi, riproposti come nuovi a ogni appuntamento. Nella lista di Somarino, come ironicamente soprannominato dagli esponenti del centrodestra, spicca il nome di Alessandro Gassman. E lui, microfono in mano, ha detto che la sua scelta è caduta sull’Ignazio del Pd perché «tra tutti i programmi che ho letto è quello che mi è piaciuto di più». Verrebbe spontaneo fargli qualche domanda sugli altri programmi, ma sarebbe tempo perso. Lo stesso Gassaman aveva già parlato delle primarie “democratiche” esprimendo la sua preferenza per Renzi ed esultando perché aveva visto «l’assemblea del Pd votare le regole» visto che lui adesso è «per le regole». Ha le idee un po’ confuse visto che proprio sulle regole il suo Renzi ha protestato prima, durante e dopo le primarie. Un altro nome che spicca è quello di Giulio Scarpati che ha fatto una battutaccia su Alemanno («deve capire che qui non occorre uno sceriffo ma un buon sindaco») e nulla di più. In verità ha costretto il medico in famiglia a diventare medico del Pd e ha fatto bene, visto il pessimo stato di salute in cui versa il partito. Guarda caso, però, Scarpati era stato uno degli attori delle primarie, facendosi fotografare in coda, barba bianca e zigomi cicciotti, nella sede provinciale del partito in via Toledo.  Poi c’era Luciano Piovani, che ha condotto la sua performance mentre alcuni militanti democratici alzavano un cartello anticlericale, con la scritta: «Anche la Chiesa deve pagare». Tutto fa spettacolo, dunque, ma non porta neppure un voto in più. Anche perché gli elettori sono stanchi delle repliche. E soprattutto dei replicanti.