A Napoli rubano anche Biancaneve e i Sette nani. La favola del principe De Magistris ormai è un incubo

Finora neanche la fantomatica organizzazione per la liberazione dei nani da giardino, che realmente esiste e si muove furtivamente negli incubi dei proprietari delle ville, si era spinta fino al punto di rapire i leader carismatici della categoria, i veri Sette Nani, quelli che rompevano le scatole a Biancaneve pedinandola ovunque e che oggi si beccherebbero una denuncia per stalking. A Napoli, nella terra dove la favola si confonde  spesso con la tragedia, tutto è possibile. E così, nell’indifferenza della Cnn e di Al Jazeera, nel silenzio complice di Saviano e nella distrazione del Colle, l’altra notte s’è consumato il rapimento dei piccoli pupazzi da un parco dei divertimenti in sfacelo,  Edenlandia: un luogo dello spirito, più che del corpo, nel quale tutti i napoletani sono cresciuti tra montagne troppo russe, tronchi poco galleggianti e macchine “tozza tozza” su cui allenarsi per le future truffe alle assicurazioni (si scherza, eh). Ecco, appunto, scherzi a parte, l’altra notte i ladri sono penetrati come una lama nel burro all’interno della cittadella del divertimento, che confina con uno zoo in stile iracheno dove gli animali muoiono di fame a causa del crac dei conti societari: approfittando dell’assoluta mancanza di controlli e del contesto ormai in stato di semi-abbandono, i rapitori si sono dedicati a gesti di puro teppismo, come la distruzione di chalet, banconi di pizzeria, gelaterie, per poi rubare macchine da bar, frigoriferi, faretti, pezzi di giostra e portarsi a casa perfino i nani che facevano compagnia a Biancaneve all’ingresso del teatrino delle marionette, anch’esse prese in ostaggio dalla a gang di baby-rapinatori affetti dalla sindrome di Peter Pan (pure lui sparito, a quanto pare). L’intera area, tra zoo e parco dei divertimenti, da un paio d’anni versa nella più assoluta incuria, a causa dei debiti accumulati dalle società di gestione, che non hanno trovato nel Comune alcun sostegno economico e neanche politico. Il sindaco De Magistris, impegnato sul fronte della distrutta Città della Scienza, ha abbandonato a  se stesso quell’area (nella quale ancora opera anche un bowling, in crisi) lasciandola all’iniziativa (fallimentare) dei privati perché non tira sui giornali, non fa notizia, non mobilità gli intellettuali, non smuove le coscienze, non catalizza l’interesse dei velisti america della Coppa America. Ecco perché neanche la notizia della scomparsa di Biancaneve e dei sui fidi scudieri travalicherà la soglia dei media locali, così come poca attenzione si riserva al naufragio del principio azzurro Gigino. Azzurro come il mare di Licola. E chi conosce quelle spiagge forse coglierà la metafora.