Welfare, anche la Gran Bretagna (che lo inventò) costretta a “tagliare”

Era già stato trasformato nei decenni: da oggi però i cambiamenti sono così profondi da far dire addio al Welfare State, proprio nel Paese in cui è stato inventato. Non è più la Gran Bretagna degli anni ’40 e del “piano Beveridge”. L’urgenza attuale è risparmiare, tagliare, riformando profondamente il sistema di sussidi e benefici che per decenni ha costituito la spina dorsale della società. Entrano così in vigore i primi provvedimenti di un piano che il governo di coalizione conservatori-liberaldemocratici difende strenuamente, ripetendo che non si può più spendere così tanto, che bisogna razionalizzare e che il modo in cui ciò è stato fatto rende il sistema più giusto per tutti. I cambiamenti toccano numerose aree e ambiti che possono fare la differenza in termini di sussistenza quotidiana: intanto, quello più controverso, riguarda la cosiddetta tassa sulla camera da letto. In sostanza coloro che godono di sussidi per alloggi sociali, vedranno ridotto il contributo percepito se l’abitazione in cui vivono ha una stanza in più di quanto ritenuto essenziale. Una misura quest’ultima che interessa circa 660 mila persone nel Paese. Altro intervento riguarda l’assistenza legale gratuita, che verrà riconosciuta d’ora in poi in un numero di casi limitatissimo. Cambiano anche tariffe e regole di accesso al servizio sanitario nazionale (il glorioso Nhs), mentre a circa 2 milioni di persone verranno revocate riduzioni ed esenzioni per le tasse comunali. Nel tentativo di respingere le critiche, il ministro del Lavoro Iain Duncan Smith in un’intervista ha affermato di poter vivere con 53 sterline alla settimana (circa 60 euro), quanto viene assicurato come minimo garantito contributo di disoccupazione, benefit di cui usufruì lo stesso ministro ventenne. «Siamo nel putiferio economico. Abbiamo ereditato un problema: semplicemente non abbiamo i soldi da spendere per quelle cose su cui la gente vorrebbe che li spendessimo. Quello che sto tentando di fare è di non spendere quello che abbiamo su cose ingiuste», ha detto Duncan Smith. La polemica infuria però e i primi a puntare il dito sono i responsabili religiosi. Hanno unito le forze i leader di almeno quattro chiese cristiane nel Regno Unito e hanno con molta chiarezza affermato il loro dissenso con l’operato del governo, sottolineando che in questo modo si colpiranno i più deboli. Anche la stampa sottolinea che la riforma è talmente profonda che lascierà il segno a lungo, fino al Guardian che titola: «Il giorno che cambiò la Gran Bretagna».