Viterbo nel panico dopo l’allarme arsenico. Il sindaco minaccia querele per procurato allarme

Il sindaco di Viterbo Giulio Marini sta «valutando se sporgere denuncia contro l’Istituto superiore di Sanità per procurato allarme, oltre a presentare querela per danni», dopo la divulgazione, la settimana scorsa, dello studio epidemiologico sulla popolazione in cui si registra un’elevata concentrazione di arsenico nell’acqua. Non basta quindi che il ministero della Salute abbia escluso un allarme. Ora è intervenuta l’Autorità per l’energia che ha avviato un’istruttoria conoscitiva nei Comuni dove la potabilità dell’acqua è stata limitata per la presenza di arsenico e fluoro oltre la soglia consentita per valutare le ricadute sulle tariffe e individuare eventuali misure a favore degli utenti per compensare la distribuzione di acqua non idonea agli usi potabili. L’istruttoria verificherà se i gestori abbiano adottato tutte le misure e gli interventi di competenza per garantire un adeguato servizio sostitutivo della fornitura di acqua potabile e per riportare i livelli di arsenico e/o fluoro entro i valori previsti dalla normativa. L’istruttoria si concluderà entro 180 giorni. Il sindaco di Viterbo ricorda che venerdì scorso «è uscita la notizia dello studio, in cui si parla di grave situazione per la presenza di arsenico sia negli alimenti, sia nelle persone. Le imprese, i consumatori e l’intero territorio, a tutti i livelli, hanno subito un danno enorme da questa vicenda». Ma Marini denuncia anche il deficit di comunicazione lamentando che «non è stato anticipato nulla dello studio a chi di dovere: alla Regione Lazio, al prefetto, ai sindaci. La Tuscia è stata danneggiata tanto nell’immagine quanto nell’economia. È stata allarmata tutta la popolazione e poi il giorno dopo ci si viene a dire che non c’è pericolo per la salute. Ora chi lo ha fatto se ne deve assumere la responsabilità». In serata è prevista una riunione alla Regione Lazio dove potrebbe nascere una task per affrontare l’emergenza arsenico.