Tre pensioni, 15 anni da deputato, barone universitario e manager d’oro. Ma Rodotà è il campione anti-Casta

«Beppe Grillo accusa Giuliano Amato di percepire una pensione di 31.000 euro mensili. Dica allora agli italiani quale pensione percepisce invece Stefano Rodotà, che egli ha candidato alla Presidenza della Repubblica». La provocatoria richiesta del senatore Pdl Pierantonio Zanettin è l’ultima in ordine di tempo e chiede conto del paradosso dei grillini, infatuati del giurista calabrese, campione dell’anti-Casta senza avere il curriculum da moralizzatore. «Come Amato – ricorda Zanettin – anche Rodotà ha seduto tra i banchi del Parlamento italiano per quattro legislature (15 anni) e per questa ragione ha maturato il relativo vitalizio. Come Amato, anche Rodotà ha una lunghissima carriera universitaria alle spalle (è ancora professore emerito alla Sapienza di Roma) e anche questo immaginiamo incida sulla sua situazione previdenziale. Come Amato, anche Rodotà è stato per sette anni presidente di un’Authority indipendente: l’Antitrust il primo, il garante della privacy il secondo. Si aggiunga che Rodotà è stato anche parlamentare europeo (cinque anni), con tutto ciò che ne consegue. Merita dunque per questo il Quirinale?», chiede Zanettin. Un paradosso che nei giorni scorsi ha scatenato persino il sarcasmo di Domenico Scilipoti: «Il professore – ha commentato l’ex deputato dipietrista – è stato deputato al parlamento italiano solo per quattro legislature consecutive (dall’VIII all’XI) mentre solo per undici anni ha calcato i banchi del parlamento europeo; è stato per otto anni garante per la protezione dei dati personali, e ora, a soli 80 anni, ha davanti a sé un fulgido e splendente futuro».

Non a caso i giornali hanno ripescato quanto Grillo scriveva sul suo blog nel luglio 2011: «Ogni parlamentare che non rinunci al diritto di percepire la pensione acquisita dopo una sola legislatura sia maledetto». E di seguito la black list inclusa la pensione mensile da deputato di Rodotà: 8455. Non sono spiccioli neanche gli introiti intascati negli anni da presidente dell’Authority: nel 1999, ultima data disponibile prima che cadesse una cappa omertosa sulle sue entrate, il giurista calabrese aveva intascato 355 milioni di vecchie lire. Moltiplicate per otto e il conto è presto fatto. Niente male per uno che viene contrabbandato come campione anti-Casta.