Sul Colle sventola la bandiera bianca del Pd. L’unica speranza è il “vecchio” amico Napolitano…

Fosse possibile azionare la moviola anche in politica, Bersani la userebbe volentieri per “tornare un po’ indietro” e quindi per ripercorrere con ben altro spirito la strada che ieri lo ha costretto a rassegnare inevitabili dimissioni, seppur postdatate all’elezione del nuovo presidente. Continua comunque ad incombere su di lui e sul gruppo dirigente una duplice, pesantissima responsabilità: dare un nuovo inquilino al Quirinale, organizzare un’exit strategy per un partito, il Pd, ormai ben oltre il collasso e molto vicino all’implosione. Sulla prima ha due strade: la riconferma di Napolitano o, nel caso di indisponibilità di quest’ultimo, tentare la strada istituzionale con Grasso d’intesa con il Pdl, cui dovrebbe cedere un minuto dopo la presidenza del Senato. Nell’uno e nell’altro caso non può prescindere da un accordo con Berlusconi. Accordo che può essere limitato al dossier attuale, ma che nessuno in teoria vieta di estendere anche alla formazione del governo. È chiaro, tuttavia, che con un Pd in condizioni così pietose l’eventuale accordo non andrà oltre la pratica Quirinale. Al gruppo di testa dei democrat non resta che ritornare in ginocchio da Napolitano, sgombrare il campo da residue ambiguità azzerando la candidatura di Rodotà, scongiurarlo di aiutarli a mettere una pezza alla loro disastrosa gestione del dopo elezioni e quindi di restare in carica per il tempo strettamente necessario a venire a capo di una situazione che si è ormai pericolosamente avvitata su se stessa. Altre strade al momento non si vedono e, se si vedono, non appaiono praticabili. Certo, ha un po’ il retrogusto amarognolo della nemesi vedere una nomenclatura che ha celebrato le proprie primarie gareggiando a chi più e meglio interpretasse il nuovo, essere costretta ad affidare la pratica della propria sopravvivenza politica alla imprescindibile disponibilità del loro più antico, addirittura ultraottuagenario, dirigente, l’unico tuttavia che ha saputo dimostrare di essere ancora quello più lucidamente attrezzato a gestire una crisi di queste dimensioni. Renzi si rassegni: forse il vero rottamatore è già sul Colle.