Squinzi: «Il tempo è scaduto». E parte la campagna di Confindustria sui quotidiani

«Il tempo è scaduto». Giorgio Squinzi presenta la campagna di Confindustria (partirà lunedì 8 aprile con inserzioni sui principali quotidiani italiani) per spingere le forze politiche a fare presto e a dare un governo al Paese e sottolinea «l’assoluta necessità di fare presto, di ritornare a mettere i problemi dell’impresa al centro dell’azione politica e di governo». Che cosa fare non tocca a Confindustria dirlo, ma è chiaro che «serve un esecutivo che affronti i nodi dell’economia reale in tempi immediati». Ad oggi ci sono stati ben 62 suicidi di imprenditori disperati perché non riuscivano più ad andare avanti, con Equitalia che reclama le imposte per conto dello Stato e la Pubblica amministrazione, che non paga i servizi richiesti e ha accumulato oltre 100 miliardi di debiti (secondo la Cgia di Mestre circa 130) di cui con il decreto del governo se ne dovrebbe sbloccare in due anni solo una piccola parte. «Molte imprese – ha detto Squinzi –  hanno già dichiarato fallimento o chiesto quello  quello che noi riteniamo  un’anomalia assoluta e cioè il concordato in continuità , che prevede un congelamento dei debiti». In sostanza, secondo il presidente di Confindustria,  ci sono imprese che «non possono più operare e programmare il loro futuro, che sono costrette a ridurre  ‘attività, a distruggere posti di lavoro: quindi ridare liquidità alle aziende significa dare una spinta nella direzione di una ripartenza». Ma quelloc he il governo Monti ha previsto potrebbe non bastare. Con una mano vengono dati 20 miliardi l’anno per due anni e con l’altra aumentano le imposte, con la sola Tares che vale miliardi di euro in più rispetto alla Tarsu, che già aveva subito rincari del 30%. Più costi per le imprese e meno disponibilità per i cittadini, che si vedono costretti a ridurre i consumi e quindi a creare nuovi vincoli per l’attività delle nostre industrie manifatturiere che perdono terreno di fronte alla concorrenza internazionale. E le cattive notizie potrebbero anche non essere finite, perché c’è chi teme una manovra aggiuntiva del costo di 7 miliardi di euro, mentre è certo che dopo la correzione del rapporto deficit Pil, che con la restituzione dei 40 miliardi di debiti della pubblica amministrazione salirebbe al 2,9%, non sarà più possibile apportare ritocchi alle imposte, a cominciare dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa che il Pdl chiede a gran voce e che costituisce uno 8 punti che il partito intende porre all’attenzione dell’attività delle Camere non appena sciolto il nodo della formazione del governo: