Spunta un dossier segreto della Marina che scagiona i due marò. E si basa su prove balistiche indiane

I proiettili che hanno ucciso i due pescatori indiani al largo di Kerala non sarebbero stati sparati dai fucili dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La tesi, pubblicata in esclusiva da Repubblica, emerge da un rapporto dettagliato dell’ammiraglio Alessandro Piroli, allora capo del terzo reparto della Marina, l’ufficiale più alto in grado inviato in India subito dopo l’incidente. E così malgrado sarà la Nia, (la polizia indiana specializzata nella repressione degli atti terroristici), ad occuparsi d’ora in poi delle nuove indagini sull’incidente che coinvolse quasi 14 mesi fa Latorre e Girone nella morte di due pescatori indiani, a loro favore ci sarebbe “un’inchiesta sommaria” della Marina italiana che si trova nelle mani del governo dall’11 maggio del 2012 e si basa anche su esami effettuati dagli indiani. Un’inchiesta che elenca fatti e riporta, infatti, anche i risultati delle perizie balistiche indiane, secondo cui il calibro dei proiettili ritrovati nei corpi dei pescatori uccisi è il 5,56 Nato, compatibili con armi appartenenti ad altri due marò del Battaglione San Marco che erano a bordo della Lexie. Le prove balistiche furono effettuate dalla polizia indiana alla presenza di ufficiali dei Ros e deil Ris dei Carabinieri. «Per completezza di informazione – si legge nel rapporto della Marina – si sintetizzano i risultati cui sarebbe giunte le autorità indiane… sono stati analizzati 4 proiettili, 2 rinvenuti sul motopesca e 2 nei corpi delle vittime. È risultato che le munizione sono del calibro Nato 5,56mm fabbricate in Italia. Il proiettile tracciante estratto dal corpo di Valentine Jelestine è stato esploso dal fucile con matricola assegnata al sottocapo Andronico. Il proiettile estratto dal corpo di Ajiesh Pink è stato esploso dal fucile con matricola assegnata al sottocapo Voglino». La relazione della Marina a questo punto spiega che «qualora dovessero essere confermati i risultati ottenuti dalle prove indiane o se, a seguito di ulteriore attività forense riconosciuta anche dalla parte italiana, si riscontrasse l’attribuibilità dei colpi ai militari italiani, a quel punto, nelle pertinenti sedi guidiziarie dovrà essere appurato se l’azione di fuoco è stata interamente condotta con la finalità di effettuare tiri di avvertimento in acqua erroneamente o accidentalmente finiti a bordo», oppure se sia stato deciso intenzionalmente di «indirizzare il tiro a bordo del natante». Chiaramente tutto ciò sarà possibile se le prove balistiche verranno confermate. Altra notizie che emerge dal rapporto è che sul barchino dei pescatori che si era avvicinato fino a 80 metri dalla Lexie, ci sarebbero stati degli uomini armati. Resta da chiarire perché il governo Monti nonostante fosse in possesso di una inchiesta così dettagliata non sia riuscito a far valere il diritto dei due marò a essere giudicati in Italia.