Sparatoria a Palazzo Chigi. Non c’è pazzo che non senta le voci

Siamo certi che l’attentatore è un disturbato. Ci saranno di certo dietrologi professionisti che si chiederanno come mai un uomo armato sia arrivato così vicino al palazzo senza essere fermato e diranno che dietro c’è una regia. Ma gli attentatori professionisti non sono idioti. Se devono uccidere uccidono e hanno qualcuno che gli copre la fuga. Tutto il resto è romanzo. Ma i pazzi non sono stupidi. Anzi, solitamente sono lucidissimi. Il tizio che tirò la statuetta del duomo in faccia a Berlusconi aveva studiato benissimo la sua aggressione. Se avesse avuto una pistola o un coltello Berlusconi sarebbe stato ucciso e nessuno sarebbe riuscito a impedirlo. Se questo pazzo che ha sparato oggi avesse incrociato sulla sua strada un politico noto, uno che magari aveva visto in televisione, avrebbe sparato probabilmente a quel simbolo vivente della Casta che, secondo troppi strilloni televisivi e di piazza, è la responsabile di ogni suo male. L’estremismo verbale arma la mano dei pazzi. Da sempre. Troppe persone irresponsabili recitano la parte degli arringatori di folle pensando che stiano recitando in un film e non si rendono conto – o non se ne curano – delle conseguenze del loro comportamento. Non a caso a essere obiettivo degli attentati sono sempre alcuni e non altri. Nessun fomentatore di folle finisce vittima di un attentatore. Nella storia a farsi sparare sono sempre quelli che erano stati messi all’indice dai fomentatori. Dite tutti i giorni in televisione che uno è uno schifoso delinquente ladro e mafioso che anziché al governo dovrebbe stare in galera e troverete qualcuno che riterrà di avere il dovere morale o l’ordine divino di eliminarlo. Succede così da sempre. Gridate a migliaia di sconosciuti che è in atto un Golpe, che le forze del male stanno di nuovo prevalendo, che  qualcuno gli sta scippando la speranza del cambiamento e che non c’è nulla da fare se non far saltare tutto e – inevitabilmente – un disperato che fa un gesto folle lo troverete. Magari lo farà solo per avere un momento di gloria, per finire in televisione o per vincere la frustrazione dei suoi fallimenti. Ma qualcuno dall’altra parte si beccherà una pallottola. E chi gridava in piazza il giorno prima non potrà nascondersi dietro il comodo “era un pazzo”. Perché non c’è pazzo che non agisca ascoltando le voci.