Sorpresa: il fantasma dello spread è scomparso (per non disturbare le manovre della sinistra)

I ghostbusters ce l’hanno fatta, c’è un fantasma che da almeno un mese non si aggira più nel castello della politica, è scomparso, si è volatilizzato nel nulla. Non fa più paura, se ne parla di sfuggita solo nelle colonnine delle brevi dei quotidiani – per lo più economici – magari nascondendo la notizia tra uno scippo a Milano e il restauro di un marciapiede a Taranto. È il fantasma dello spread. Sale, scende e resta stabile. La solita altalena, i soliti numeri (302, 330, punto più punto meno), tutto cambia affinché nulla cambi. Il che impone una piccola riflessione. Se il tormentone al quale siamo stati sottoposti per mesi fosse stato reale, oggi la situazione sarebbe stata pesantissima: non si riesce a fare il governo, c’è uno stallo che blocca e penalizza lo stato di salute del Paese e non si vede neppure una piccola lanterna in fondo al tunnel. Fattori, questi, che prima avrebbero indotto tutti a lanciare l’allarme, con lo spread alle stelle e l’aggiunta dell’altro tormentone, è colpa di Berlusconi. Non c’è il tonfo, nonostante la vacatio e l’incertezza. Questo dimostra che – come ha sempre sostenuto il centrodestra e qualcuno ora dovrebbe ammetterlo – lo spread era solo uno spauracchio agitato in chiave politica e che il suo livello era determinato da una serie di elementi economici e di equilibri internazionali, di sicuro non dalla presenza del Cavaliere. Ora lo spauracchio non viene più agitato per non disturbare il manovratore, per non creare problemi a Bersani, per non dargli la sensazione di avere l’acqua alla gola: c’è di mezzo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e c’è in ballo la poltrona di Palazzo Chigi. Una parte consistente del Pd ha fame e una parte consistente dell’alta finanza vuole aiutarlo. Immaginiamo per un momento che cosa sarebbe accaduto a parti invertite, se quello 0,3 per cento di differenza fosse stato a vantaggio di Berlusconi e si fosse creata la stessa situazione di stallo. Saremmo stati travolti dal fantasma dello spread, con gli speculatori ad agire senza ritegno e la sinistra salottiera a filosofeggiare sui danni economici provocati dall’immagine del Cavaliere. Se è vero che la storia non si scrive con i “se” e con i “ma”, è però legittimo nutrire qualche sospetto. A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.