Sacrifici anche a tavola, le famiglie strangolate da tasse e crisi economica. Crolla la capacità di spesa

Dai redditi agli investimenti, dal risparmio ai profitti, non c’è una sola voce  positiva. Rispetto al 2011 le tabelle dell’Istat sono impietose e tutte con cifre in rosso. Meno 2,1 % il reddito disponibile delle famiglie, meno 4,8% il potere d’acquisto (il peggior dato dal 1990), meno 1,6% i consumi finali,  meno 4,6 % gli investimenti fissi lordi, meno  0,5% la propensione al risparmio (l’8,2%, anche in questo caso il valore più basso dal 1990), meno 7,9% gli investimenti fissi lordi.  E la spesa per gli stipendi in flessione dell’1,6%, primo calo dal 1979. Un vero e proprio campo di battaglia con morti e feriti da tutte le parti. Una famiglia su quattro, fa notare la Coldiretti, è oggi in difficoltà economiche e la situazione è destinata a peggiorare per oltre la metà degli italiani. Il 51% delle famiglie dichiara di riuscire appena  a pagare le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentre l’8% non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’indispensabile.  Uno stato di cose che, nel corso del 2012, ha portato perfino alla contrazione dei consumi dei prodotti alimentari (2%) E le difficoltà proseguono: nell’anno in corso i dati hanno subito un rapido peggioramento, con  i consumi di frutta in calo del 4,2%, gli ortaggi in flessione del 3 e la macellazione di carni del 7%. Con questo quadro alle spalle è difficile essere ottimisti e la tanto attesa ripresa si allontana sempre di più, le imprese non investono, i posti di lavoro subiscono una riduzione continua. A febbraio risultavano in attesa di rinnovo 47 accordi contrattuali, di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione. In tutto 5,4 milioni di persone. Uno stato di cose che fa sì che le retribuzioni orarie contrattuali restino immutate a livello mensile e aumentino soltanto dell’1,4% su base annua, al di sotto del livello di inflazione che, sebbene in frenata, resta assestata all’1,9%. Federconsumatori e Adusbef esaminano i dati  e parlano di “drammatica” perdita del potere d’acquisto da parte delle famiglie. Un calo «ormai incontrastato di fronte al quale l’immobilità delle retribuzioni risulta ancora più allarmante». Una situazione difficile che potrebbe peggiorare ulteriormente se si pensa che nel solo 2012 sono stati un milione i lavoratori licenziati,  la Cassa integrazione guadagni in deroga è ancora da finanziare, intere filiere produttive stanno subendo un crollo verticale. L’austerità senza crescita non ha pagato e non paga: il Pil diminuisce, i redditi anche e i consumi sprofondano sotto zero. Aumentano solo i disoccupati.