Renzi piccona Bersani e lancia l’Opa sul Pd: «Stiamo solo perdendo tempo». Ora le urne sono più vicine

Matteo Renzi sembra ormai lanciato nel cavalcare l’onda post-bersaniana. Con le quotazioni del segretario in discesa e le sue in ascesa, forte del recente sondaggio Swg che attesta il suo gradimento in salita dal 49 al 55 per cento in una settimana, mentre quella di Bersani in calo (dal 32 al 30 per cento), il sindaco di Firenze parla e si comporta da leader in pectore, approfittando dell’immagine stropicciata del leader preincaricato ma non troppo. «Stiamo perdendo tempo», ha detto il sindaco  intervenendo alle celebrazioni per i 120 anni della Camera del Lavoro di Firenze, a proposito della situazione politico-istituzionale che stiamo vivendo. E questo «mentre il mondo ci chiede di correre a velocità doppia». Renzi ha quindi fatto l’esempio delle amministrazioni locali: «Noi sindaci sappiamo bene quanto stiamo soffrendo per il patto di stupidità-stabilità», ha aggiunto. «La politica che non sa correre produce soluzioni che non riesce a concretizzare». Parla ad ampio raggio il primo cittadino di Firenze che guarda alla leadership nel partito e non solo. Questo è un problema anche per le imprese perché «il tempo è scaduto, tante imprese sono sull’orlo della fine». Secondo Renzi serve «credibilità politica e risposte sui temi del lavoro o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa: ormai bisogna prendere atto che la clessidra e agli sgoccioli». Che a smacchiar leopardi si perda tempo, del resto non è un mistero per nessuno. Occorre mettere al centro delle politiche l’articolo 1 della Costituzione «anche in forme più dinamiche» perché la Repubblica democratica fondata sul lavoro oggi rischia di essere affondata dalle rendite o bloccata dal lavorio di chi pensa di potersi permettere altri ritardi». Alla manifestazione partecipa anche la leader nazionale della Cgil, Susanna Camusso. Renzi proclama che occorre «guardare al futuro non solo con gli occhi dei reduci e della nostalgia, ma anche con gli occhi dei pionieri». Il tutto mentre sul sito di Italia oggi si registrava un attacco di Renzi a Unicoop («Se fossi socio Unicoop, qualche domanda me la farei…»), un attacco a freddo al mondo bersaniano e non certo al suo, riservando uno strale velenoso a a Turiddu Campaini, «al vertice delle Coop dal 1973, da quando negli Stati Uniti c’era Nixon…». Altro strappo da Bersani si verifica a Palazzo Madama, dove alcuni senatori “renziani” hanno presentato una proposta di legge per abrogare il rimborso elettorale ai partiti. Sono Andrea Marcucci, Rosa Maria De Giorgi, Stefano Collina, Nadia Ginetti, Roberto Cociancich, Laura Cantini, Mauro Del Barba, Isabella De Monte, Stefano Lepri e Mario Morgoni. Più che una provocazione è una fronda, un chiaro muro contro muro con Bersani che, come si sa,  la pensa esattamente in modo opposto. Guerra fredda o dichiarata?