Rallenta l’economia Usa, giù le Borse (tranne Milano)

Il mercato del lavoro americano frena e torna ad alimentare i timori di un rallentamento dell’economia Usa. In marzo vengono creati solo 88.000 posti lavoro, la cifra più bassa dal giugno 2012. Il tasso di disoccupazione però cala al 7,6%, ai minimi dal dicembre 2008: una notizia solo all’apparenza positiva, visto che “maschera” l’uscita dalla forza lavoro di 496.000 persone e fa piombare il tasso di partecipazione al 63,3%, ai minimi dal 1979. La fotografia scattata dal Dipartimento del Lavoro gela le Borse: i dati sono sotto le attese degli analisti, che scommettevano sulla creazione di 190.000 posti di lavoro. Immediata la reazione degli indici sulle due sponde dell’Atlantico. In Europa le piazze finanziarie chiudono tutte in rosso, a eccezione di Milano (+0,63% a 15.250 punti), spinta dalle banche e con Enel Green Power e Finmeccanica in forte rialzo, rispettivamente +3,75% e +2,89%. Cauta Telecom (+1,04%), che conferma contatti preliminari con Hutchinson Whampoa per una possibile integrazione con 3 Italia. Negli Stati Uniti l’avvio è subito all’insegna del “meno”, con i listini americani che riducono parte delle perdite di avvio seduta nel corso della giornata. In calo il petrolio mentre sale l’oro che, dopo la fuga degli ultimi giorni, torna a brillare, anche in seguito ai timori per le tensioni con la Corea del Nord e alla paura dell’aviaria. La Casa Bianca si dice “delusa” dai dati: «Resta ancora da fare ma i dati mostrano come l’economia continui a riprendersi dalla crisi. È necessario andare avanti con le politiche a sostegno della crescita e dell’occupazione». E Washington – afferma la Casa Bianca rivolgendosi al Congresso – deve evitare di auto-infliggere ferite all’economia, quali i tagli automatici alla spesa, che sono arbitrari, non necessari e che – secondo le stime – si tradurranno nella perdita di 750.000 posti di lavoro entro la fine dell’anno. E sono proprio i tagli automatici alla spesa che, secondo il Tesoro americano, ostacolano la creazione di posti di lavori. È in questo quadro che il presidente Barack Obama si appresta a presentare, il prossimo 10 aprile, la sua Finanziaria: a caccia di un compromesso Obama mette sul tavolo tagli alla spesa per i programmi di assistenza statali in cambio di una stretta sugli sgravi fiscali per i più ricchi. La manovra di Obama punta a ridurre il debito di 1.800 miliardi di dollari in dieci anni.