Quirinale: i grandi elettori convocati il 18 aprile

Ancora quindici giorni, poi si inizierà a votare. Con un’accelerazione suggerita dallo stallo nella formazione del governo, saranno convocati per il 18 aprile i 1007 grandi elettori. Al nuovo presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è pronto a lasciare subito il Quirinale anticipando, come da prassi, la data di scadenza del suo mandato. I partiti prendono posizione in vista della partita decisiva per il prossimo settennato, che si intreccia strettamente con quella per il governo. A breve si potrebbe entrare nel vivo con gli incontri in cui si cercherà di trovare l’accordo su un nome ‘condiviso’. Domani, Pier Luigi Bersani potrebbe iniziare un giro di contatti vedendo Mario Monti. Intanto, si può registrare la disponibilità di tutti (M5S escluso) a trattare. Anche se le distanze in partenza sono ancora enormi. Al Quirinale prosegue il lavoro dei dieci ‘saggi’ chiamati da Napolitano a scrivere le proposte programmatiche su cui provare a costruire il dialogo dei partiti. E non si esclude che, anche sulla base del risultato che gli sarà consegnato, il capo dello Stato possa valutare l’ipotesi di uno spazio per nuove consultazioni. Ma nelle stesse stanze del Colle la cosa viene ritenuta quasi impossibile.

Lascia, del resto, poco margine a un altro tentativo di formare il governo anche il timing fissato dalla presidente della Camera Laura Boldrini “su invito” dello stesso Napolitano: convocazione del Parlamento in seduta comune “già a partire da giovedì 18”. In ogni caso, ribadiscono dal Quirinale, il lavoro dei ‘saggi’ potrà costituire materiale utile per le scelte che il nuovo capo dello Stato. Mentre per i provvedimenti urgenti, sottolinea il portavoce del presidente, Pasquale Cascella, resta “pienamente legittimato” il governo Monti: non ha senso alimentare con nuove critiche una “tensione senza sbocco”. Pochi giorni dopo la fumata bianca dei grandi elettori, il mandato del presidente eletto entrerà comunque subito nel vivo. Napolitano, il cui settennato finirebbe il 15 maggio, si dimetterà nel giorno del giuramento del suo successore, per consentirgli di insediarsi.

Gli ‘sherpa’ lavorano per mettere la prossima settimana attorno a un tavolo Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi. Ma, ferma restando l’indisponibilità del leader Pd a ‘baratti’ tra Quirinale e governo, le posizioni in partenza sono distanti, tanto che il Cavaliere sarebbe pessimista sull’esito della trattativa. Per il Pd infatti la condivisione va cercata su nomi di area di centrosinistra, non sgraditi al centrodestra, come Giuliano Amato, Franco Marini, Sergio Mattarella. Mentre viene rispedita al mittente la richiesta del Pdl di discutere su personalità della sua area, come Gianni Letta o Marcello Pera. Nella partita entra intanto anche Scelta civica di Monti, con un ‘avvertimento’ a Bersani: dalla via del nome condiviso non si può deviare. Se, per intendersi, il Pd deciderà di procedere da solo, magari con il sostegno del M5S o di qualche grillino ‘dissidente’, per imporre Romano Prodi, Massimo D’Alema o anche un costituzionalista come Rodotà, Onida o Zagrebelsky, non potrà poi aspettarsi sostegno dai montiani per un governo. Con un esito così aperto, non è escluso neanche che alla fine prevalga un ‘outsider’, come Emma Bonino, che raccoglie oggi l’endorsement (“a titolo personale”) di Mara Carfagna, con lo stop, però, del suo partito.