Quagliariello, non ti prestare ai giochi del Quirinale

Il senatore Gaetano Quagliariello “è uomo d’onore”. Come fa dire Shakespeare a Marcantonio nell’orazione funebre per Cesare. Ma Marcantonio si riferisce a Bruto e il paragone sarebbe improprio e ingiusto. Resta che Quagliariello è stato convocato a Palazzo dall’uomo che voleva la morte di Cesare e che lo a posto – a lui Quagliariello – una spanna al di sopra di tutti i suoi colleghi e a dieci dai suoi concittadini – ed elettori – cooptandolo in uno dei suoi amatissimi “gruppi ristretti”. Certo è un onore, o almeno una lusinga, che non può che far piacere. Ma i doni si giudicano da chi li fa e in che contesto. E magari, prima di accettare, ci si chiede dove vuole andare a parare il tizio che te li offre. Napolitano si lamenta delle critiche pressoché unanimi alla sua genialata. Dice che è stato lasciato solo dai partiti. Visione originale, visto che tutti pensano che invece sia lui che si ostina a conculcarne il ruolo. Sostiene, Napolitano, che i giornali che lo hanno criticato sono “insolenti”. E hanno torto tutti quelli che hanno parlato di «commissariamento delle Camere», di «golpe», di «ritorno della monarchia», di «oligarchia alla corte di re Giorgio con sapore di inciucio», di «anomalia», di «presidenzialismo di fatto», di «scelta incostituzionale», di «badanti della democrazia»… Eppure dovrebbe farlo riflettere il fatto che gli unici italiani che non hanno detto o almeno pensato cose del genere siano i dieci superuomini sulle cui teste lui ha imposto le mani come un erede dei capetingi. E la cosa dovrebbe far riflettere anche i magnifici dieci. O almeno uno: Gaetano Quagliariello, che dovrebbe decidere oggi più che mai a quale onore tiene di più e se per lui è più importante essere investito dal popolo o incoronato da un autocrate. Che per di più sta per lasciare la corona. Non escludo che il senatore Quagliariello si stia prestando a questo ruolo su richiesta del suo stesso partito. Non posso escluderlo perché non lo so. In questo caso sarebbe un nobile sacrificio. Ma gli conviene renderlo noto, per evitarsi ingiuste critiche.