Prodi impallinato, sotto a chi tocca

La candidatura di Prodi non era veramente plausibile. Le responsabilità del fondatore dell’Ulivo nella creazione della situazione critica in cui l’Italia e persino l’Europa si trovano oggi è innegabile. I cento voti in meno ottenuti dalla sua candidatura sono di una gravità assoluta. Ora ha ritirato la sua candidatura. Nel Pd una rivoluzione in atto. Si sa chi sono gli sconfitti (certamente Bersani e la sua nomenklatura) ma è difficile dire chi sarà il vincitore. Dopo il bagno del popolare Marini e del teknocrate Prodi ora a chi tocca? Potrebbe in realtà crearsi una nuova occasione per l’ex-sindacalista ex-alpino ex-presidente del Senato se prevalesse la consapevolezza che se si vuole un minimo di stabilità l’accordo del Pdl è indispensabile. Ma finora pare proprio che la faide nel Pd sia proprio sulla possibilità di trovare un’equilibrio nell’interesse del Paese oppure giocare al tanto peggio tanto meglio. Forse a Renzi conviene che tutto vada peggio per andare subito ad elezioni e testare la sua candidatura. Forse ora riuscirà la candidatura di D’Alema. Se il presidente fosse Marini si verificherebbe un ritorno della figura presidenziale entro i limiti di semi-irrilevanza stabiliti dalla Costituzione del ’48. Difficile immaginare un Marini interferente e prevaricatore come l’ultimo inquilino del Quirinale. D’Alema invece potrebbe essere il presidente che avvia la tanto agognata stagione costituente e di riforma della costituzione. Si tratta sempre di un comunista, ma di un comunista che ha il senso dello Stato, un comunista politico anziché antipolitico, un antipatico competente anziché un gigione incompetente. Anche il Pdl potrebbe accettare una sua candidatura. Ma questa è probabilmente una ragione valida per la quale il Pd impallini anche lui. Rodotà viene mantenuto artificialmente in vita da un’ipocrisia grillina e dalla autoreferenzialità invadente del partito di Repubblica e dei giornalisti radical-chic, che vanno da Lerner a Scalfari passando per tutto il clubbino dei conduttori e parolieri che credono di contare. Su Rodotà presidente in fin dei conti non si può dire molto. La parola “inutile” riassume tutto. Intanto l’Italia è da 50 giorni senza governo, per colpa di Bersani e del Pd, e non riesce nemmeno a tirare fuori un candidato per la presidenza.