Primarie-farsa: ora è Prodi il candidato del Pd al Colle. Bersani sceglie la linea dello scontro con il Pdl

In pochi minuti lo psicodramma s’è concluso: la proposta di Romano Prodi, avanzata dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, all’assemblea dei grandi elettori del Pd, è stata accolta da un applauso ed una standing ovation dei presenti. Poi il voto, all’unanimità. È l’ennesimo colpo di scena, o di farsa, del Pd di Bersani, agevolato dall’arrivo a Roma, in serata, di Matteo Renzi per dare le ultime indicazioni ai grandi elettori che stamattina si sono riuniti al “Capranica” per cercare di rimediare dallo piscodramma innescato dalla mancata elezione di Franco Marini. Bersani, ormai assediato da quasi tutto il partito per la decisione di dialogare con il Pdl, alla fine ha ceduto, scegliendo di affidare a delle primarie-lampo la decisione su quale cavallo puntare in vista del terzo e del quarto voto di oggi per il Quirinale. I candidati in pole erano Romano Prodi e Massimo D’Alema: sul primo sembrava dovesse andare l’appoggio di una parte del Pd che comunque sostiene la necessità di provare a trovare un’intesa col Pdl anche in funzione di una successiva fase di governo. Sul secondo, invece, convergevano le preferenze dell’ala grillina degli anti-berlusconiani che nel professore bolognese trovano, come unica qualità, l’aver sconfitto il Cavaliere per due volte. Tanto basta per convincere i grillini a convergere sul professore bolognese, alla quarta votazione.