Per la stampa inglese con il nuovo premier può finire l’austerità ma «all’Italia ora servirebbe un Churchill»

Agli italiani serve una figura come quella di Winston Churchill, capace di contrastare i danni di guerra causati dall’austerità dell’Unione europea. È quanto si legge oggi sul britannico Daily Telegraph, in un articolo del giornalista economico Ambrose Evans-Pritchard sulla situazione politica ed economica dell’Italia, all’indomani dell’incarico a Enrico Letta di formare un governo. Secondo Evans-Pritchard, Letta «è senza dubbio un onesto, fidato e onorabile tecnocrate e ha buone intenzioni» ma è «difficile immaginare un uomo meno incline a gettare il guanto e a spingere per un cambiamento radicale nelle politiche europee prima che l’economia italiana arrivi al collasso». Secondo il giornalista, al Paese serve invece una «leadership forte simile a quella di Churchill», forte e capace di imporre la propria visione a Bruxelles. «Il problema fondamentale dell’Italia è la sua valuta sbagliata, che risente di un cronico cambio sopravvalutato all’interno dell’Unione economica e monetaria, e rispetto al dollaro e allo yuan. Tutto il resto è gestibile.

Decisamente più ottimista il Financial Times che dedica all’Italia e alla nomina di Letta l’apertura dell’edizione odierna in un articolo dal titolo “La scelta del presidente del consiglio italiano è una spinta alla fine dell’austerità”. «L’Italia – scrive il quotidiano finanziario londinese – ha fatto un passo importante per mettere fine a mesi di impasse con la nomina come presidente del consiglio di Enrico Letta, un politico d’esperienza del centro-sinistra che non ha perso tempo a chiedere un allentamento delle politiche di austerity che piacciono a Berlino e Bruxelles. Delineando un programma di riforme istituzionali e misure per creare occupazione, Letta è subito intervenuto nell’urgente dibattito dell’Eurozona, mandando un messaggio forte a Bruxelles e Berlino sulla necessità di un cambio di direzione», scrive il Financial Times, citando le parole già usate da Letta: «La politica di austerità non è più sufficiente».