Pace fatta nel Pd? I dissidenti voteranno la fiducia per senso di responsabilità

Rientrano all’ovile, dissotterrano le asce di guerra, rimandano al congresso la resa dei conti interna  e le ambizioni di interpretare la svolta della sinistra contro l’establishment bersaniano Oggi alle 15 quando il premier Letta chiederà la fiducia, i dissidenti di largo del Nazareno (una cinquantina secondo i conti approssimativi degli analisti) voteranno sì insieme ai compagni che hanno sbagliato partecipando al governo di larghe intese con il Pdl. Lo faranno per senso di responsabilità. Che cosa è cambiato? La sparatoria di domenica mattina davanti a Montecitorio che ha colpito i due carabinieri (di cui uno in gravissime condizioni) ha ricompattato le anime del Pd e l’incognita dissidenti sembra in via di assorbimento. A sgombrarla quasi del tutto potrebbe essere oggi il discorso del premier in aula che sarà la conferma della scelta di puntare per la sua squadra su nomi nuovi molti dei quali under 50, scelta  vista con favore dai ribelli. Ieri un documento, prima firmataria Sandra Zampa, ha messo nero su bianco il cambio di rotta condizionato comunque ad alcuni punti irrinunciabili del programma. Voterà la fiducia anche Rosy Bindi che fa sapere di aver apprezzato la squadra messa in campo da Letta. La presidente dimissionaria dell’assemblea dei democrats  guarda soprattutto alle prossime tappe che aspettano il Pd e annuncia che lavorerà per una terza candidatura alla segreteria, un nome dal profilo ulivista competitore della possibile coppia di sfidanti, Fabrizio Barca e Matteo Renzi, anche se il sindaco smentisce di essere in partita. Pippo Civati, vicino a Renzi, (fu protagonista del raduno dei rottamatori alla Leopolda), però deciderà solo all’ultimo momento e non ha gradito la sicurezza con la quale i media hanno dato per scontato il suo voto di fiducia. «Circola un documento con la mia firma, in cui annuncio il mio voto di fiducia, non so come sia uscito ma no ho firmato alcuna dichiarazione, deciderò solo oggi se uniformarmi al gruppo o uscire dall’aula». Nessun giallo sul documento, chiarisce Sandra Zampa, «la presenza della firma di Civati è frutto di un’incomprensione del tutto innocente e banale tra gli estensori del documento». Vendola, invece, non si fa commuovere. «Il Pd ha tradito le urne – spiega il leader di Sel pronto a stare fieramente all’opposizione – e ha riabilitato Berlusconi». L’emergenza e la preoccupazione per i gravissimi episodi di domenica non cambiano la sua posizione.