Ora Grillo potrebbe mangiare la mortadella. Ma fino a ieri Prodi era valium, fanfaniano, l’indiano, l’inadatto….

Dal vaffa a Romano-Valium. Da non crederci: Prodi, ormai candidato ufficiale del Pd alla successione di Napolitano, va bene anche a Beppe Grillo? Non ufficialmente, per ora, ma basterà aspettare la quarta votazione tra qualche ora per sapere se i grillini avranno scritto sulla scheda il nome dell’ex presidente dell’Iri nominato da De Mita, sul quale per anni si sono concentrati i peggiori insulti del comico genovese. Fino a ieri alla domanda diretta dei giornalisti Grillo rispondeva con un “che fate, vi drogate?”, scartando un nome che rappresenta la vecchia politica e  il peggiore lascito della Democrazia cristiana. A togliere le castagne dal fuoco al capo ci pensa oggi la capogruppo Cinquestelle alla Camera, Roberta Lombardi, con un laconico «anche Prodi è tra le opzioni» mentre il collega Crimi, con il risultato delle Quirinarie sotto il braccio, cerca di riparare alla gaffe dicendo che Prodi non è il candidato Cinquestelle, «se Rodotà rinuncia, voteremmo il quarto classificato, cioè Zagrebelsky». Già, il fondatore dell’Ulivo è solo all’ottavo posto nel gradimento del popolo grillino, ma il comico genovese, che non è un esempio specchiato di metodo democratico, non avrà difficoltà a far salire in pole position quello che definì «un premier inesistente». Che cosa dirà la base del movimento? Come giudicherà l’ultima clamorosa piroetta del capo? Basterà la consolazione dello schiaffo al Cavaliere per far digerire il professore di Bologna? Intanto Paolo Becchi, docente universitario molto vicino al movimento, è intento a far circolare sulla rete un libello anti-Prodi. Per la scelta finale è utile ricordare alcune delle preziose  gemme grilline sull’ex premier. Il 23 febbraio 2007  definisce il programma prodiano «degno di Fanfani, Forlani e De Mita». «Nei dodici punti – scrive Grillo – Prodi ha inserito due cose che sicuramente farà: Afghanistan (punto 1) e Tav Torino Lione (punto 4). Sia gentile, caro dipendente del Consiglio: le ho lasciato una cartellina con i caratteri in oro. Conteneva le primarie dei cittadini. Se può me la restituisca». Il 20 ottobre 2007 Grillo scrive: «Prodi fa sempre l’indiano. Non applica il suo programma per la legge Maroni, fa l’indulto, non cambia la legge elettorale, non tocca l’ex-Cirielli e la Pecorella. Il debito pubblico sale come un termometro impazzito. Ma lui non c’entra mai. Un presidente del Consiglio inesistente». Ricordando due anni dopo lo “storico” incontro a Palazzo Chigi, scriveva: «Illustrai il documento mentre pian piano Valium si addormentava. Poi mi addormentai anch’io. Era l’otto giugno 2006. Capii una cosa: i partiti erano morti, tutti, nessuno escluso». Solo due anni fa lo accusava di essere stato responsabile da presidente dell’Iri del tracollo di una delle più importanti aziende italiane, l’Alfa Romeo. Con tutte queste doti nascoste forse Romano è proprio il più adatto a ricoprire il ruolo di presidente della Repubblica.