O un presidente “condiviso” o il caos. Elezione da brivido

A ventiquattr’ore dal primo scrutinio non c’è un nome condiviso su cui puntare. Il nuovo capo dello Stato nascerà, dunque, da un compromesso al ribasso. Pd e Pdl non sono in grado, per ragioni diverse, di accordarsi su una figura “pacificatrice” che sarebbe quantomai indispensabile trovare in questo momento di gravi e profonde divisioni che minacciano la coesione nazionale. La necessità dovrebbe agire da stimolo, ma nel Palazzo hanno occhi soltanto per interessi particolari. Per di più i partiti maggiori sono concentrati su come tenere a bada i rispettivi alleati o possibili tali. Con le mani legate e senza il coraggio di osare non si sfonda il muro dei veti.

Proveranno fin da domani, Pd e Pdl, a votare Giuliano Amato, pur in assenza di un accordo esplicito tra Bersani e Berlusconi, a meno di non averlo tenuto ben nascosto. Non è difficile prevedere che verrà impallinato da numerosi franchi tiratori. Riproveranno per almeno altre due volte, soprattutto se i risultati dovessero essere comunque confortanti. Poi lo abbandoneranno e comincerà, dal quarto scrutinio in poi, la sarabanda incontrollabile dai capi delle due forze maggiori che butteranno lì nomi che potrebbero raccogliere consensi minimi ed essere comunque eletti.

Che cosa accadrà dopo è facile prevederlo. Bocciato un presidente “condiviso”, non ce n’è che uno di parte che, numeri alla mano, non potrà che essere di sinistra. Dunque, tolte di mezzo le “larghe intese” e perfino un “governicchio” di scopo, non restano che le elezioni anticipatissime, gradite a Renzi e non sgradite a Berlusconi. Al Viminale si stanno comunque preparando.

Le ricadute economico-finanziarie saranno prevedibilmente devastanti. L’Italia, già a rischio, entrerà nel cono d’ombra dell’inaffidabilità. Chiunque sia il presidente eletto da una maggioranza molto di parte, non potrà fare nulla per arginare la valanga di speculazioni che si abbatterà sull’Italia. E non è trascurabile il relativo e connesso conflitto sociale che diventerà più aspro di fronte all’assenza di un esecutivo che dovrebbe agire per fermare impoverimento e disoccupazione.

Se, insomma, nelle prossime ore non prevarrà la ragionevolezza e al primo turno Pd e Pdl non eleggeranno un presidente della Repubblica che Sel, Lega, Grillo e compagnia cantante dovranno per forza ingoiarsi, prepariamoci al peggio. E di fronte al peggio, Giuliano Amato non è il “mostro” che viene dipinto da certa demagogica propaganda. Ha il suo passato – e chi non ce l’ha? Temiamo piuttosto chi ha un presente non proprio edificante – che può prestarsi a critiche politiche, ma sul valore dell’uomo e sulla capacità di attrarre consensi bipartisan non è lecito nutrire dubbi.

Si dice che anche D’Alema, se Prodi fosse accantonato definitivamente, potrebbe avere delle chances. Ne dubitiamo. Inviso a moltissimi dei suoi, detestato da buona parte del Pdl, neppure preso in considerazione dai “grillini”, oltre a non avere numeri certi, ha l’handicap della sua provenienza politica. Un altro post-comunista al Quirinale, dopo Napolitano, sarebbe oggettivamente troppo. Candidatura non spendibile.

Il “mercato” entrerà nel vivo questa notte. L’alba di domani non sarà comunque radiosa.