Nuova escalation al 38° parallelo: nave Usa antimissili si dirige verso la Corea

Malgrado le dichiarazioni rassicuranti di Washington sulla situazione nel Sudest asiatico, la Marina americana a quanto pare si sta spostando un cacciatorpediniere antimissili nell’Oceano Pacifico in risposta alle minacce della Corea del Nord. Lo riporta l’emittente newyorkese Nbc. La tensione torna alle stelle tra le due Coree. Il giovane dittatore nordcoreano Kim Jong-un di fronte allo schieramento dei super jet Usa F-22 in Corea del Sud promette di rafforzare l’arsenale nucleare, convinto che il miglioramento del deterrente atomico servirà a contrastare le minacce Usa. L’entrata in “stato di guerra”, annunciata sabato da Pyongyang, fa saltare i nervi ai vicini del Sud: «Se c’é una provocazione contro la Corea del Sud e la sua gente, ci dovrà essere una risposta forte iniziale senza alcun tipo di considerazione politica», avverte la presidente Park Geun-hye. E anche se gli Stati Uniti fanno sapere di non vedere mobilitazioni su larga scala e riposizionamenti significativi di truppe nordcoreane, il livello di guardia resta altissimo. Anche in considerazione del rischio di provocazioni – o più semplicemente di incidenti – con l’avvio del nuovo ciclo di esercitazioni militari congiunte tra i Marine di Seul e Washington (che hanno dato l’avvio a questa nuova escalation) denominate “Foal Eagle”, come quelle che hanno visto le unità meccanizzate attraversare il fiume Bukhan su un ponte di barche a Hwacheon a poche decine di chilometri dal confine con il Nord. Pyongyang con ripetute minacce tira in ballo anche il Giappone – riferisce il Rodong Sinmun, il quotidiano del Partito dei Lavoratori della Nordcorea – dove in caso di guerra saranno colpite le basi americane di Misawa, Yokosuka e Okinawa. Nella riunione plenaria del Comitato centrale del Partito dei Lavoratori di domenica, Kim ha promesso la ricostruzione economica e lo sviluppo delle forze nucleari simultaneamente, assicurando anche il lancio di altri satelliti. A sorpresa è giunta poi la riconferma di Pak Pong-ju, ex premier dal 2003 al 2007 e rimosso dall’incarico per le forti ostilità nel Partito dei lavoratori e nelle forze armate, alla guida del governo. Pak, 74 anni, è ritenuto un esperto di economia e tutto lascia pensare che il suo ritorno possa favorire riforme strutturali negli sforzi per risollevare l’economia al collasso. Resta il dubbio sul reale livello tecnologico nucleare di Pyongyang: l’ipotesi – ripresa dal Washington Post che cita i giudizi di funzionari Usa ed esperti indipendenti – é che il Nord stia lavorando a ordigni con uranio arricchito invece del plutonio usato nel 2006 e nel 2009. Il test del 12 febbraio è sospetto perché il regime ha preso insolite misure di protezione: almeno due analisi hanno confermato che gli effetti dell’esplosione sono stati notevolmente contenuti, con la dispersione di poche tracce radioattive nell’atmosfera. Se riuscito, un test a base di uranio confermerebbe che il Nord avrebbe trovato un’altra via per produrre armi mettendo a frutto l’abbondanza di uranio naturale nel Paese e le tecnologie di arricchimento. Fino alla tappa finale: il temuto interscambio con l’Iran.