«Non intendo portare la responsabilità della cattiva prova». Rosy Bindi lascia la presidenza del Pd

Dopo il doppio flop in 24 ore, prima di Franco Marini poi di Romano Prodi, candidati proposti per il Quirinale dal Pd, entrambi impallinati dai franchi tiratori del partito, saltano le prime teste. La prima a mollare la nave è Rosy Bindi, che si è dimessa da presidente dell’Assemblea del partito. Lo annuncia la stessa Bindi in una nota in cui premette di avere già consegnato a Pierluigi Bersani «il 10 aprile una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre. Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi – aggiunge – né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese». Meno di tre ore prima, la stessa esponente Pd, ai microfoni del Tg3 faceva sfoggio di ottimismo sfrenato e di una certa arroganza contro gli elettori di Silvio Berlusconi: «Non rivendico primogeniture sulla candidatura di Romano Prodi – come a fare esercizio di finta modestia – Che piaccia o no al Pdl, Romano Prodi sarà il presidente di tutti gli italiani». Adesso si tira indietro e sostiene di non essere stata neanche consultata. Emblematico della situazione da resa dei conti all’interno del Partito democratico.