Nella Lega i ribelli veneti preparano la scissione. Ma Zaia gela Bossi: «Qualunque cosa faccia non lo seguo»

Dopo la batosta di sabato e le 35 epurazioni decise dal segretario Flavio Tosi, i ribelli veneti della Lega si riorganizzano e studiano le contromosse. Intanto a Milano il Comitato di disciplina ha sancito oggi 5 espulsioni, tra cui quella del consigliere regionale veneto Santino Bozza, colpevole di aver votato Pd alle scorse elezioni contro la gestione Maroni-Tosi. Getta acqua sul fuoco dalla soglia di via Bellerio Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda. «Penso che il capitolo delle beghe sia chiuso» dice, senza però sbilanciarsi sul congelamento del capitolo espulsioni. «Con questo caldo – risponde – non si può congelare nulla…». E sempre nel tentativo di rilanciare il partito invitando tutti alla calma, il governatore del Piemonte Roberto Cota annuncia «una grande mobilitazione al Nord» per il 18-19 maggio. Da Luca Zaia giungono parole che pesano come macigni contro l’ipotesi di una scissione nel movimento e la nascita di una Cosa 2 a guida Umberto Bossi. «Non so cosa faccia, cosa voglia fare e non sono informato di questo – scandisce alludendo al Senatùr – ma qualunque cosa faccia non lo seguo e, peggio ancora, non asseconderei una rottura della Lega».

Le parole di Zaia puntano piuttosto a ricompattare le fila: «La Lega è una sola. Chi vuole dividere vada da altre parti, ma per quel che mi riguarda non sarà mai seguito». Al massimo, lui è disposto a proporre un conclave, perché di fronte a due posizioni che oggi non collimano «si deve puntare a dei mediatori che possano far uscire un movimento più forte di prima». Quella che si consuma nella regione appare sempre più come una complessa partita a scacchi che ha per posta la poltrona di governatore. La convinzione dei ribelli è che quanto avvenuto a Noventa Padovana sia solo la prova tecnica dell’offensiva a tutto campo che dovrebbe portare Tosi a scalzare Zaia dalla regia del Veneto.