Nel futuro del Pd per metà degli italiani c’è la scissione. E Renzi ora fa il presidenzialista

Pier Luigi Bersani ha fatto bene a dimettersi: lo dicono 8 cittadini su dieci mentre quasi la metà (48%) ritiene che nel futuro del Pd ci sarà un’inevitabile scissione. Quella paventata una settimana fa da Dario Franceschini. Quella di cui parla insistentemente da un po’ di tempo il filosofo Massimo Cacciari ad ogni intervista tv. I risultati del sondaggio Digis sono stati pubblicati sul sito Il Retroscena e mostrano come ormai l’ipotesi scissione non sia più una voce di corridoio ma una prospettiva che si va consolidando dello scenario politico.

Di sicuro sarà difficile ritrovare un’unità di visione. Oggi Matteo Renzi, accusato dal silurato Franco Marini di possedere un’ambizione sfrenata, fa il punto in un’intervista a Repubblica, nella quale si concede un’apertura al presidenzialismo. “Il Pd è in un angolo – osserva – o ne esce oppure salta in aria”. Finora il partito “ha avuto una strategia perdente in quasi tutto. Ha inseguito le formule e i tatticismi regalando la leadership della discussione una volta a Grillo, una volta Berlusconi”. Renzi invita il partito a farsi “avanti con le sue idee” e a imporle al nuovo governo. A partire dal tema del lavoro, “la vera emergenza”: “Bisogna semplificare e sburocratizzare”. Renzi insiste anche sul taglio “ai posti della politica” e su “via il finanziamento pubblico dei partiti”.

Il sindaco di Firenze sottolinea di non essere interessato alla “discussione sulle larghe intese o su Berlusconi”. “Pensiamo a quel che si deve fare. Tutti sanno che io sono per andare a votare subito, ma è evidente che dopo la conferma di Napolitano al Quirinale le urne sono improbabili”. L’esecutivo nascente dovrebbe a suo avviso durare “il meno possibile”, “se in sei mesi o un anno realizza un po’ di questi interventi, ci guadagna il Pd e il Paese”. Su chi dovrebbe guidare il governo Renzi invita il Pd a metterci “la faccia”. Fabrizio Barca? “Non ho capito qual è il suo progetto. Ci vedremo”. Nichi Vendola sul Quirinale “ha sbagliato”: “Inaccettabile insistere su Rodotà davanti alla disponibilità di Napolitano”. Renzi apre al presidenzialismo: “Spero – dice – che questa sia stata l’ultima volta di un capo dello Stato eletto in questo modo”, “perché non coinvolgere direttamente i cittadini evitando questo tifo da stadio?”. Oltre a Matteo Renzi c’è Fabrizio Barca ad agitarsi per riportare il Pd a sinistra mentre Arturo Parisi tira le somme: il Pd non è mai nato. Di sicuro è diventato altra cosa rispetto al momento in cui è nato e lo ha dimostrato affondando i suoi fondatori più illustri, prima Franco Marini e poi Romano Prodi.