Mezzo Pd punta su Renzi premier. Matteo ci salverà e Berlusconi non potrà dire di no

«È un uomo di una ambizione sfrenata», ha detto di Matteo Renzi Franco Marini, rabbuiato per il colpo basso subìto dai franchi tiratori di via del Nazareno. E gli ha consigliato di non “esagerare” per non bruciarsi. Non la pensano così alcuni notabili del Pd, non solo gli storici renziani ma anche i giovani turchi solleticati dallo tsunmi rappresentato dal sindaco di Firenze a Palazzo Chigi. A candidarlo dalle colonne de Il Foglio è un insospettabile Piero Fassino che lo definisce «la persona migliore per guidare un esecutivo del presidente». Un endorsment da sindaco a sindaco. «Sono favorevole alla sua candidatura – spiega il primo cittadino di Torino – perché se dobbiamo assumerci delle responsabilità di governo, allora bisogna farlo da posizioni di forza e non di debolezza. È giusto che il Pd metta in campo l’uomo forte che rappresenta la capacità di novità. Già da adesso, come direbbe Matteo». Alla vigilia dell’assegnazione dell’incarico, a pochi minuti dalla direzione che si preannuncia incandescente (come dimostra il nervosismo di Rosy Bindi), il piano R prende corpo. Il leader dei giovani turchi, Matteo Orfini, scopre le carte: se il timone del governo deve essere politico chi meglio di lui? Non a caso ieri i  due Matteo si sono parlati a lungo per fare due conti, consapevoli di avere un terzo delle truppe parlamentari. E poi – corollario della premessa – Berlusconi non può dire di no. Claudio Burlando è  convinto che il leader rottamatore, che l’establishment ha avversato nella corsa alle primarie (accusato persino di intelligenza con il nemico), difficilmente potrebbe essere silurato dal Pdl. Di sicuro – ragiona un arrabbiatissimo Stefano Fassina – «il Pd non può reggere Giuliano Amato né Enrico Letta».  Difficile anche che il presidente Napolitano possa scegliere questa strada, ma per il Pd che si prepara al redde rationem è l’unico cavallo su cui puntare dopo il suicidio politico di Bersani celebrato sotto i riflettori in occasione dell’elezione del capo dello Stato. Il sindaco  non conferma né smentisce. «Non credo di essere particolarmente portato per fare il segretario del Pd che abbiamo visto in questi anni e in questi ultimi mesi – ha detto intervistato da Lilli Gruber – così certamente no». Ma alla domanda “le piacerebbe fare il premier?” risponde: «Ci vuole ambizione, meglio esserlo piuttosto che essere un bamboccione». Marini ha ragione.