Metti una sera all’Auditorium con la Dandini per “Emma President”…

Uno dei ritornelli più abusati nell’iperuranio frequentato dall’intellighenzia illuminata dei salottieri chic e dei fedeli lettori di Repubblica è quello che dice: “Una donna al Quirinale? Emma Bonino, naturalmente”. Perché questo automatismo? Mah, non si sa. Come è noto, i Depositari della Verità, non hanno bisogno di spiegare troppo ciò che dicono. È così. Basta poco per creare un’opinione e diffonderla come un fatto. Basta un teatro, l’Auditorium di Roma, basta Serena Dandini, che porta in scena Ferite a morte, piéce sul femminicidio che sta facendo il giro delle sette chiese;  basta una platea di sole donne e la quintessenza del luogo comune si materializza. risultato garantito. Tutte donne sono le protagoniste della scena, donne che parlano di donne. Pochissimi e sparuti gli uomini presenti in teatro. Non era serata, visti i tanti maschi raccontati dalle protagoniste dello spettacolo, che hanno dato voce a storie di donne uccise dai loro compagni.  Sul palco, ad interpretare le vittime, per prima sale Sonia Bergamasco. Poi legge e interpreta tristi pagine di cronaca un pool di amiche storiche della Dandini formato da Lella Costa, Piera Degli Esposti, Margherita Buy, Iaia Forte, Isabella Ragonese, ma anche Susanna Camusso e tra le giornaliste Concita De Gregorio e Fiorenza Sarzanini. Segue, sorpresa, Emma Bonino, il cui ingresso viene dipinto dalle cronache, come una sorta di “ascenzione”, un’ovazione che travalica le pareti dell’Auditorium per “diventare “voce”  di popolo. Al suo ingresso in scena, si legge nei resoconti, il teatro ha tributato un applauso calorosissimo, a significare che sì, le donne la vorrebbero al Quirinale. Un Chissà per quale strano combinato disposto la platea di un teatro che grosso modo rappresenta il seguito della Dandini, diventa improvvisamente un campione da “exit-pol” valida per interpretare il pensiero di tutte le donne. La Bonino piace, certamente, in maniera trasversale, e alcune parlamentari hanno mostrato gradimento sul suo nome per il Colle in virtù della sua competenza. Ma di qui farne l’icona del consenso universale femminile per gli applausi di un teatro romano pieno di amici e di amiche è un po’ forte da digerire. Diventare l’icona del “politically correct”, il nome giusto al momento giusto, non per tutte le donne è un requisito sufficiente per diventare Presidente di tutti gli italiani e le italiane…