Matteoli, Meloni e Campi d’accordo sull’eredità di Napolitano: «Ha impresso una svolta presidenzialista»

Alla vigilia dell’elezione del suo successore, Giorgio Napolitano prepara la sua uscita di scena. Si dimetterà immediatamente dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato per velocizzare l’iter. Al nuovo inquilino del Quirinale spetterà il compito di riaprire le consultazioni per cercare di dare finalmente un governo al Paese. Dalla sua avrà un’arma persuasiva che mancava a Napolitano: la possibilità di minacciare concretamente lo scioglimento delle Camere e far tornare l’Italia alle urne nel caso lo stallo tra le forze politiche proseguisse.

In attesa del nuovo presidente della Repubblica, è tempo di bilanci per il settennato di Napolitano. Uno dei migliori presidenti della storia repubblicana, secondo Altero Matteoli. La ragione? «È stato al Quirinale in uno dei momenti più difficili del dopoguerra. Va ricordato che ha sempre rispettato la Costituzione». Per il senatore del Pdl, conta poco che l’elezione non fosse stata condivisa dal centrodestra: «Non votammo contro, ma scheda bianca. Di sicuro nel suo settennato ha dimostrato equilibrio e saggezza». Il migliore presidente che Matteoli abbia mai conosciuto nella sua carriera parlamentare? «Non c’è una classifica dei migliori. Con sfumature diverse, tutti hanno svolto in modo egregio il loro compito. Tutti tranne Oscar Luigi Scalfaro».

Da un veterano del centrodestra alla deputata di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, il centrodestra si trova accomunato nel giudizio positivo sul settennato di Napolitano: «Un presidente che si è imposto molto, che ha fatto sentire la sua presenza, ha rivoluzionato il ruolo che la stessa Costituzione prevederebbe. Un capo dello Stato di sostanza più che di rappresentanza. Sicuramente è capitato al Colle in un momento politico complesso, una figura tra luci e ombre. Ombre? In alcuni casi, certe decisioni sono sembrate forzate. Basterebbe guardare sul diverso trattamento tra i decreti del governo Berlusconi e su quelli dell’esecutivo Monti. Come pure non ho apprezzato la sua gestione del caso Englaro».

Per il politologo Alessandro Campi, Napolitano ha cambiato la storia della presidenza della Repubblica. «In una stagione in cui i soggetti politici tradizionali hanno dimostrato di essere particolarmente deboli, ha avviato un’evoluzione presidenzialista». Potrebbe essere l’ultima elezione con questo meccanismo elettivo? «Un personaggio così centrale non può essere eletto in forma così obsoleta. Bisogna essere conseguenti, foss’anche non presidenzialismo puro, ma va eletto dai cittadini». Secondo Campi Napolitano «lascia al suo successore un’eredità che necessariamente prelude al processo di riforma del meccanismo elettivo».