Marò, per il governo va tutto bene. Interviene il Cocer: «Ora basta, ridateci la dignità»

Adesso dobbiamo essere anche contenti per come stanno andando le cose nella allucinante vicenda dei marò Latorre e Girone, trattenuti illegalmente in India da oltre un anno. Questo governo tecnico, oltre ad aver peggiorato i nostri indicatori economici, ha pasticciato – e seriamente – con una vicenda che avrebbe dovuto essere risolta nello stesso febbraio dell’anno scorso, ossia non consentendo ai nostri fucilieri di recarsi nel porto del Kerala, dove la nave è stata attirata con l’inganno. Come avrebero fatto gli americani, come avrebbero  fatto i francesi o i britannici, ossia come avrebbe fatto uno Stato degno di questo nome. Invece apprendiamo che il caso dei marò sarà sottratto alla Nia, la polizia antiterrorismo, e sarà trasferito alla Cbi, la polizia criminale Indiana. Lo afferma la tv Cnn-Ibn. Citando fonti del ministero dell’Interno, l’emittente sostiene che questo era l’unico modo per evitare che i due vengano accusati di un reato passibile di pena di morte. Ma come? Monti e Terzi non ci avevano assicurato che il ministro della Giustizia indiano aveva dato precise garanzie in questo senso, a patto che i marò fossero rientrati? Secondo l’emittente la decisione sarebbe il risultato degli intensi contatti telefonici che hanno coinvolto in questi giorni il presidente del consiglio italiano Mario Monti ed il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura da una parte, e il premier indiano Manmohan Singh ed il capo della diplomazia Indiana, Salman Khurshid, dall’altra. Consultato dall’agenzia Ansa, però, un portavoce della Cbi a New Delhi si é limitato a rispondere che «fino a questo momento non abbiamo ricevuto alcun ordine al riguardo». E persino nelle ultime ore il premier uscente Monti è arrivato a ripetere che «la parte indiana ha apprezzato come atto di coerenza da parte italiana il rientro dei due marò in India, dopo che il governo italiano aveva ottenuto certe rassicurazioni», ha infatti detto il premier  margine del G8 a Londra. Addirittura, dopo aver fatto la prova di forza dichiarando che i marò sarebbero rimasti in Italia, salvo poi calarsi le brache di fronte agli “arresti” per il nostro ambasciatore a Nuova Delhi, atto contrario alla convenzione di Vienna, oggi il sottosegretario De Mistura ha avuto il coraggio di dire che le indagini alla polizia criminale indiana – circostanza peraltro non comprovata –  «un fatto positivo ed è quello che chiedevamo. Ci sono momenti – ha aggiunto – in cui la diplomazia lavora silenziosamente». Stavolta lo stesso De Mistura avrebbe potuto essere più silenzioso, perché quante volte dobbiamo avere rassicurazioni dal governo indiano? E poi perché il governo italiano non mette in discussione – sulla base di perizie tecniche che pure ci sono – la stessa presenza della “Enrica Lexie” sul teatro dell’incidente e il ruolo svolto dai nostri fucilieri? Domande che rimarranno senza risposto e che getteranno sempre un’ombra sul peggior governo che l’Italia abbia mai avuto. La vicenda è tanto assurda che il Cocer Marina, solitamente cauto, ritiene «ineludibile un autorevole intervento del Governo, al fine di lenire il disorientamento e la crescente preoccupazione che i fatti stanno suscitando fra il personale militare con grave nocumento alla condizione morale dello stesso». L’organismo ricorda poi «il sentimento espresso da Massimiliano e Salvatore di coesione tra le forze politiche e le altre componenti del Paese affinché questa vicenda trovi una rapida e positiva soluzione» e rinnova «la richiesta di un urgente incontro tra la Rappresentanza militare, il presidente del Consiglio, il viceministro degli Esteri delegato per la problematica e il ministro della Difesa». Il Cocer Difesa «si schiera unito al fianco del Cocer marina e di tutto il personale della stessa forza armata nell’azione di supporto per l’immediato rientro in Italia dei due colleghi trattenuti in India». Il presidente dell’organismo, generale Paolo Gerometta, ritiene «necessario stigmatizzare e dire basta alle continue speculazioni in chiave elettorale e politica che alcuni, anche in questi giorni, continuano a manifestare, allo stillicidio mediatico di informazioni di persone pseudo informate e che mirano solamente a nascondere le vere responsabilità sull’impiego di personale militare senza le dovute garanzie, ai continui attacchi ai servitori dello Stato in uniforme, rappresentati solo come portatori di inesistenti privilegi, alle dichiarazioni anche di organi istituzionali che umiliano coloro che rischiano la vita nell’interesse della nazione e quindi di tutti i cittadini, allo scarico di responsabilità a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi ed assistiamo ancora oggi anche da parte di organi di Governo». Il Cocer Difesa, prosegue, «viste anche tutte le richieste disattese, ritiene che il tempo sia ormai scaduto. Pertanto è giunto il momento di fare chiarezza e operare concretamente non solo per il ritorno a casa dei fucilieri di Marina, ma anche per ridare la dovuta dignità ai cittadini con le stellette e alla parte onesta dell’Italia che rappresentano quotidianamente».