Marini si ferma a quota 521, si va verso un flop anche al secondo voto. Bersani nella morsa Renzi-Grillo

Non ce l’ha fatta fermandosi a 521 voti, molto al di sotto della soglia, 760,  richiesta per le prime tre votazioni (ma sufficiente dal quarto scrutinio in poi). Un timido applauso dell’Aula di Montecitorio accompagna la “nobile” sconfitta di Franco Marini. Secondo Stefano Rodotà con 240 voti, terzo Sergio Chiamparino con 41 preferenze. Un’altra tornata è attesa tra le 15 e le 15,30 e il risultato della nuova votazione dovrebbe conoscersi entro l’ora di cena. Sulla carta Marini contava sul sostegno del Pd, del Pdl e della Lega, che poco prima del voto aveva dichiarato di rinunciare al candidato di bandiera e di seguire fin da subito le indicazioni di Berlusconi, e di Scelta Civica. Ma il partito di Bersani si è presentato in aula diviso, come previsto dopo la messa in chiaro al Capranica della “diserzione” di una novantina di parlamentari (non solo renziani). Lo spoglio, però, ha fotografato una resistenza democratica maggiore alle previsioni. Il principale alleato di via del Nazareno, Sinistra e Libertà, era stato netto nello strappo già dal mattino, annunciando la volontà di far confluire i propri consensi su Rodotà, il candidato grillino. Fratelli d’Italia, obtorto collo, ha optato per Marini «per senso di responsabilità», dopo una lunghissima riunione terminata proprio a ridosso della seconda chiama. «Avremmo preferito un candidato più vicino al centrodestra visto ai vertici di Camera e Senato sono state elette persone vicino alla sinistra…», dichiara Giorgia Meloni. Fabio Rampelli, però, conferma con i fatti il suo twitter mattutino («se mi vedrete uscire con un occhio solo, vorrà dire che ho votato Marini). È andata male a Marini, che difficilmente verrà riproposto, ma è andata malissimo alla dirigenza del Pd come dimostra il nervosismo in aula di Anna Finocchiaro, uno dei nomi papabili per il Colle all’inizio del borsino. Riunito nell’ufficio di presidenza, lo stato maggiore del Pd sta valutando la possibilità di votare scheda bianca per prendere tempo. «Insistere su Marini sarebbe un grave errore», dice Veltroni. Lo stesso potrebbe fare il partito di Alfano. Sandro Bondi lamenta «un fronte trasversale che punta a far saltare ogni ipotesi di governabilità e di stabilità del nostro Paese in un momento così drammatico.  Incerti i montiani (tra le cui file si contano circa 20 franchi tiratori) sul proseguo della partita, «non abbiamo ancora deciso», spiega Andrea Olivero. Fra le ipotesi c’è quella di votare scheda bianca in attesa di «nuove proposte», ma anche qualla di optare per un proprio candidato. È un «gran casino», commenta Pier Ferdinando Casini con un ironico giro di parole. Grillo ha buon gioco nell’accusare nuovamente Bersani di aver «bloccato la democrazia».