Lega a rischio dopo le “epurazioni”: Zaia: «Servono dei saggi per gestire il dissenso interno»

La Lega Nord continua ad essere in ebollizione. La frattura tra maroniani e bossiani che ha portato, in Veneto, all’espulsione di 35 “uomini” del senatur si fa sempre più marcata. Le due fazioni sono ai ferri corti. E il senatur non nasconde la sua rabbia per la linea dura adottata da Maroni e messa in atto dal segretario del veneto Flavio Tosi contro i contestatori di Pontida.  Anche se per ora fa sapere di non avere intenzione di separarsi dal Carroccio come si era profilato. «La Lega non sarò io a romperla», dice a una tv lombarda. Il simbolo di questi veleni ora è la sede provinciale di Venezia a Mestre, feudo bossiano  commissariato, dove sventolano quattro bandiere, due con il leone di San Marco e due con Alberto da Giussano, listate a lutto. La sede, che doveva essere “consegnata” al commissario resta ancora in mano ai bossiani anche se le tapparelle degli uffici sono rigorosamente chiuse, non era mai accaduto neppure di notte.

Flavio Tosi, segretario nazionale veneto e sindaco di Verona, difensore della linea dura, respinge gli assalti dei media e si trincera nel silenzio dopo che dalla sede padovana del Carroccio veneto si era dovuto allontanare scavalcando una recinzione scortato dai carabinieri mentre gli volavano contro insulti da parte dei bossiani. Il governatore del Veneto Luca Zaia, che contesta apertamente le espulsioni, in un’intervista al Corriere della Sera espone una possibile soluzione per uscire da un clima che si sta facendo incandescente: l’unica via è uscirne col «buon senso», dice «e con la voglia di andare avanti. Non so, si potrebbe aprire una sorta di conclave i cui alcuni saggi universalmente rispettati incontrino le parti per definire il modo per appianare le questioni aperte e ripartire più forti di prima». Pragmatico come sempre, a proposito delle espulsioni, sostiene che «ci vuole equilibrio. L’applicazione dello statuto non è la soluzione di tutti i mali. Soprattutto, è difficile teorizzare un partito egemone al Nord – aggiunge – se questo non è in rado di gestire politicamente il dissenso  interno». «Bisogna mettere assieme i cocci del partito – aveva detto subito-  che rischia la deflagrazione facendo solo danni: basta un “passo indietro e a lato” da parte di tutti perché andare avanti così ha del grottesco».