Le “quirinarie” spaccano la base grillina. E l’ideologo Becchi invoca un nuovo attacco hacker…

Le “quirinarie” tanto volute da Beppe Grillo rischiano di trasformarsi per il M5S in una Waterloo. Nella rosa dei papabili per la corsa al Colle sono comparsi i nomi di Romano Prodi ed Emma Bonino. Ma che c’entrano con il Movimento?, si chiede una parte della base grillina. Una domanda che trova conferma anche nel professore universitario Paolo Becchi, considerato uno degli ideologi del Cinque Stelle. Becchi su Twitter dà libero sfogo a tutto il suo disappunto: «Confesso che avrei preferito un secondo attacco hacker. Se il nuovo che avanza nel M5S è Romano Prodi allora siamo messi male, molto male». I grillini insorgono e paventano “infiltrati” nel M5S o la manipolazione del voto on-line, gestito dalla Casaleggio associati e certificato da una società privata. Il padre di quell’euro inviso al M5S, esponente della “casta” che i grillini vorrebbero spazzar via, finisce inaspettamente nella rosa. Il suo nome si faceva da giorni perché, si mormora, sarebbe gradito a Casaleggio e a Grillo, che di lui ha scritto: «Cancellerebbe Berlusconi dalle carte geografiche». Ma la base non ne vuole proprio sapere. E lo stesso dicasi per Emma Bonino. Solo un anno fa Grillo contro di lei, “emanazione dei partiti”, lanciava la sua “fatwa”: con il M5S in Parlamento la radicale, prometteva, non sarebbe mai giunta al Colle. E ora proprio i suoi vogliono mandarcela. Le polemiche sono scoppiate quando sul blog di Grillo è comparso l’annuncio che la votazione on-line è andata a buon fine. I dieci a passare il primo turno delle “Quirinarie”, in rigoroso ordine alfabetico, sono Bonino, Caselli, Fo, Gabanelli, Grillo, Imposimato, Prodi, Rodotà, Strada e Zagrebelsky. Sono loro i più votati on-line. Con quante preferenze? Da quante persone? Non è dato sapere. Viene reso noto solo il numero degli aventi diritto: 48.282 iscritti al M5S. Molti meno dei 250mila che qualche deputato 5 Stelle ipotizzava. Sono quei dieci nomi a “parlare” e a creare dibattito dentro il Movimento. Perché tra essi compaiono solo due donne. Ma anche perché “la rete” non è riuscita a proporre un solo volto veramente nuovo. Veder comparire in lista lo stesso Grillo, appare tributo scontato al leader. Dario Fo dice di non avere più l’età, ma finisce in rosa suo malgrado, insieme a nomi graditi come Strada, Gabanelli e Imposimato. Più problematica la figura del magistrato Caselli, che mette in difficoltà il M5S perché non gradita al fronte “No Tav”. Mentre prevedibili erano i nomi dei giuristi Rodotà e Zagrebelsky. Ma sui nomi Bonino e Prodi molti si dicono pronti ad alzare le barricate.