L’altro 25 Aprile: il grillino De Vito dice no alle parate e Alemanno ricorda il bisogno di una memoria condivisa

Finalmente qualcosa di nuovo che va oltre la solita stucchevole liturgia della festa del 25 Aprile. E non si tratta di quelle che la sinistra bollerebbe come “provocazioni fasciste”. Il candidato a sindaco di Roma per il Movimento 5 Stelle, Marcello De Vito, ha annunciato di non partecipare alla “commedia” delle celebrazioni per la Liberazione. Ha spiegato la sua non partecipazione «per sottrarsi alle solite commedie di chi vuole strumentalizzare la ricorrenza. I partiti si fanno un vanto del 25 Aprile, disputandoselo, e noi non vogliamo entrarci». De Vito è stato subito bacchettato dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – lo stesso che si è vantato di aver tolto i fondi al Comune di Affile per il sacrario intitolato al maresciallo fascista Rodolfo Graziani in perfetta sintonia temporale con la Procura di Tivoli che nello stesso momento indagava per apologia di fascismo il sindaco e due assessori di Affile – il quale ha definito quello di De Vito «un atteggiamento di elitarismo, di chi si vuole sempre distinguere finendo poi però per distinguersi dallo spirito degli italiani».
Chi invece è rimasta a 68 anni fa è l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), il cui presidente romano Francesco Polcaro ha proclamato: «Io auspico che Roma sia liberata dal fascismo, dalle troppe aggressioni neofasciste che si susseguono, dall’affissione di manifesti che sono una vistosa apologia del fascismo e auspico che questa città abbia una Giunta che badi ai problemi dei cittadini e non a difendere interessi particolari». A quali aggressioni si riferisse non è dato sapere, dato che non ci sono state. A meno che per Polcaro intendesse la copertura della scritta “Lode ai partigiani” su un muro del quartiere San Lorenzo, un atto che comunque nulla ha a che vedere con la violenza. Ed è all’Anpi che, seppur indirettamente, si rivolge la lettera aperta del sindaco Gianni Alemanno al Corriere della Sera: «Spero che giungeremo a un momento in cui, come già accadde alle Fosse Ardeatine e al museo di via Tasso, tutti possano partecipare pacificamente al corteo che ogni 25 Aprile si muove fino a porta San Paolo. Ho sempre evitato di partecipare – scrive Alemanno – solo per evitare incidenti e forme di contestazione incivili. Abbiamo bisogno di una memoria condivisa che rafforzi il sentimento dell’Unità nazionale e quello di un comune destino che legano insieme tutti gli italiani».