La sinistra scopre (ma non lo dice) che il Cav aveva ragione: ora la social card è una grande idea

Imperversavano vignette, in una delle più gettonate c’era la caricatura di Berlusconi seduto a terra sul marciapiede per chiedere l’elemosina, con accanto due cappelli, uno per le offerte in euro e l’altro per raccogliere le mortificanti “tessere della povertà”. Quando il governo di centrodestra creò la social card scoppiò il putiferio, Pd e Cgil gridarono all’umiliazione di chi era in difficoltà, ci fu chi arrivò a dire che si trattava del classico comportamento del padrone che dà qualcosa al cane, magari i resti del pranzo rimasti nei piatti, in molti parlarono di violazione della privacy. Con Monti le critiche si addolcirono, perché Bersani supportava l’esecutivo tecnico e quindi era ok. Ora, però, c’è la svolta “rivoluzionaria”, con la sinistra che sta scoprendo quant’è bella e quant’è utile la social card, manco se ne parlasse per la prima volta e addirittura facendo propria l’idea. Il Pd ha presentato una mozione alla Camera: «Per sconfiggere la povertà sempre più diffusa nel nostro Paese, è necessario che il governo stanzi nuove risorse per la sperimentazione della nuova social card così da permettere di raddoppiare il numero delle città coinvolte, con particolare riguardo al Sud», ha messo nero su bianco la parlamentare “democratica” Donata Lenzi. La scoperta del tesserino per chi non ce la fa ad andare avanti c’è stata anche nella Milano di Pisapia e nella Napoli di De Magistris, dov’è partita la sperimentazione, all’insegna del siamo tutti berlusconiani ma guai a dirlo. Bisognerebbe ricordare le chicche dei vari esponenti del centrosinistra contro la social card del Cavaliere e di Tremonti: Valter Veltroni parlò di «elemosina», Rosy Bindi di «pannicello caldo», Di Pietro di «vergogna» mentre Guglielmo Epifani, allora segretario della Cgil, la definì «strumento usato da Roosevelt negli anni Trenta, che è assurdo introdurre nel nuovo millennio». Il (fu) leader della (fu) Idv si spinse a dire: «La dignità del povero vale più della dignità del ricco. Il ricco se la può anche comprare, il povero la dignità non la compra, la deve avere». Ora sono tutti soddisfatti. La social card è utile e non è umiliante. Parola del Pd. Se di parola si può parlare.