La sfida della Convenzione: fare in diciotto mesi le riforme che l’Italia aspetta da vent’anni

Diciotto mesi. Un anno e mezzo per «avviare verso un porto sicuro» le riforme istituzionali. Per riuscire dove gli ultimi governi hanno fallito. Se a ottobre 2014 ci si ritroverà ancora una volta «impantanati» in un groviglio di «veti e incertezze», l’esecutivo guidato da Enrico Letta non avrà più ragione di esistere. «Ne trarrò immediatamente le conseguenze», dice il premier nel suo discorso di insediamento. E sancisce così quale sarà il tema cardine della legislatura che tra mille difficoltà oggi parte. Una Convenzione per le riforme. Sarà il luogo dove i partiti proveranno a incontrarsi e cambiare le istituzioni. Non si dovrà iniziare da zero, ricorda il premier: a tracciare la strada c’é il lavoro del Comitato di saggi istituito da Napolitano. «Se il processo parte, lo capiremo subito – afferma il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello, che era tra i saggi – Scriverò uno scadenzario. Non aspetteremo 18 mesi». Non è un inedito, la Convenzione. Il modello, osserva Gianclaudio Bressa (Pd), sembra la commissione De Mita-Iotti istituita nel ’92. Con la novita’ della presenza anche di non parlamentari. Verso il 15 maggio, si ipotizza nella maggioranza, con un atto di indirizzo le Camere potrebbero già istituire la Convenzione, cui con legge costituzionale verranno poi assegnati poteri redigenti per cambiare la seconda parte della Carta.

Il primo nodo da affrontare è come comporre e a chi assegnare la presidenza della Convenzione. Silvio Berlusconi oggi ha manifestato l’interesse a ricoprire quel ruolo. Ma si potrebbe cercare una mediazione o su un esponente dell’opposizione o su un non parlamentare (circolano alcuni dei nomi già fatti per la presidenza della Repubblica, come Amato o D’Alema). Nella Convenzione potrebbero far parte per un terzo nomi di tecnici, per due terzi parlamentari in proporzione ai gruppi. Una delle ipotesi è che vadano a comporla tutti i grandi vecchi della seconda Repubblica: da D’Alema, a Berlusconi, da Casini a Monti, fino a Bersani. C’è posto, naturalmente, anche per il Movimento 5 Stelle, cui Letta rivolge un nuovo invito a “scongelarsi”. La road map? C’è la legge elettorale, innanzitutto, perché queste elezioni siano «le ultime» con il Porcellum: l’obiettivo minimo, secondo il premier, è «almeno» ripristinare il Mattarellum. Poi ci sono gli altri capitoli: superare il bicameralismo paritario, abolire le province, completare il Federalismo fiscale, riformare la forma di governo. Su questo punto si esprime Berlusconi, che indica come meta il presidenzialismo. Ma ci sarà tempo per discutere. Almeno 18 mesi.