La pacificazione obiettivo primario del nuovo governo, dopo la lunga stagione dei veleni

Un governo “battezzato” dal sangue. Non era mai accaduto nella lunga storia dell’Italia repubblicana. Attoniti ci siamo resi conto, mentre seguivamo la cerimonia del giuramento dei ministri al Quirinale, di essere precipitati in un gorgo dal quale non sarà facile, soprattutto psicologicamente, risalire. Lasciamo ad altri le interpretazioni del folle gesto. E anche alla presidente Boldrini di almanaccare con dubbio gusto sull’ispirazione “inconscia” dell’attentatore. A noi interessa sottolineare lo stato di deterioramento della vita pubblica che l’accaduto di ieri drammaticamente e disperatamente evidenzia.

Lo stesso inevitabile dibattito che è seguito al criminale episodio è stato esagerato nei toni ed impreciso, se non tendenzioso, nei contenuti da parte di alcuni politici ed osservatori. La circostanza denota uno scollamento dal sentire comune dell’opinione pubblica che s’interroga se – a prescindere dalla sconsiderata azione di un isolato – il clima generale del Paese non sia deteriorato al punto che è indispensabile risalire la china con il concorso di tutti. Pena la nostra convivenza civile.

Denoterebbe cecità morale, infatti, sottovalutare la pressione continua che da alcuni ambienti viene esercitata al fine di delegittimare la politica, le istituzioni, i partiti. Che soprattutto questi ultimi abbiano accertate responsabilità nell’aver offerto ai detrattori di professione  materiali a presunta giustificazione del loro livore, è incontestabile. Da qui, comunque, ad aizzare gli animi attraverso un’antipolitica funzionale oggettivamente alla creazione di un permanente stato di tensione del quale non sappiamo chi ne beneficerebbe, ce ne corre.

E’ necessario riprendere, a questo punto, con molta serietà ed impegno, un lavoro comune per tentare di ricostruire la trama di un’accettabile coesione sociale.

Dovrebbe essere questo il primo e più assorbente impegno del governo, in collaborazione con le forze politche e le istituzioni della società civile. Con l’odio, l’accanimento “gossiparo” che si nutre di veleni mortali, le indiscriminate accuse alla classe politica soltanto per presentarla agli occhi dell’opinione pubblica come fonte di tutti i mali della nazione non si va molto lontano. Le fogne della nostra storia recente  sono piene di buone intenzioni manipolate però da maldestri “moralizzatori” che con la furia dei loro verbosi incitamenti hanno mandato al macero intere generazioni sfiduciate e disgustate. Questo Paese, ne siamo convinti, è migliore di come lo si rappresenta. E su quel molto che c’è di buono bisogna investire.

Certo, se chi maneggia gli strumenti della  comunicazione politica, ed in particolare i social network attraverso i quali si può offendere chiunque e metterlo alla berlina impunemente, insiste nel dipingere l’Italia come una sorta di anticamera dell’inferno i cui guardiani sarebbero i politici, riferimento di ogni nefandezza, c’è davvero da temere il peggio. E l’ “avviso” di uno squilibrato (posto che sia davvero tale) deve suonare non come un evento sporadico, ma prodromico di tempi che potrebbero essere segnati da ben altri deprecabili atti violenti.

Pacificazione. Questo è l’obiettivo. Non è facile raggiungerlo, ce ne rendiamo conto. Ma fino a quando si cercherà di aggirarlo è lecito essere pessimisti. Un governo dinamico e sostanzialmente giovane può fare più di quanto si creda. A condizione che chi lo sostiene sia al suo fianco con convinzione e senza retropensieri.