La fortuna del “Principe” di Machiavelli: dalle corti rinascimentali ai videogame

La mostra romana dedicata a Machiavelli e al suo celebre trattato Il Principe (che compie cinquecento anni) è una di quelle iniziative destinate a non restare circoscritte alla cerchia di studiosi e cultori della materia. L’esposizione, realizzata da Alessandro Campi con la collaborazione di Marco Pizzo e Alessandro Nicosia, non è infatti unicamente finalizzata al rigore filologico ma anche a far comprendere l’immensa popolarità di cui hanno goduto il personaggio Machiavelli e la sua opera. Di qui l’allestimento della sezione sicuramente più originale della mostra (ospitata al complesso del Vittoriano fino al 16 giugno) che espone giochi da tavola, videogiochi, francobolli, cartoline, carte da gioco, t-shirt, libri che riducono la filosofia machiavelliana in pillole per aspiranti manager rampanti. Machiavelli come marchio, ma anche Machiavelli stravolto, soprattutto negli Usa – spiega Campi – dove è diventato simbolo di consigliere politico malvagio e pronto a tutto.

La mostra si articola in sei sezioni, la più importante delle quali è senz’altro quella dedicata a Il Principe, il libro cui Machiavelli deve la sua fama e la sua popolarità nei secoli successivi. Qui è possibile ammirare le più importanti e prestigiose edizioni a stampa, a partire da uno dei diciannove manoscritti ancora esistenti al mondo oltre alle prime copie a stampa del 1532 di Firenze e di Roma, pubblicate dopo la morte dell’autore. La fortuna dell’opera, la più tradotta nel mondo tra tutti i testi italiani, è dovuta anche al fatto che quasi nessun politico d’eccezione, nessun filosofo e nessun grande scrittore ha potuto fare a meno di cimentarsi con Il Principe. Lo testimonia un’altra sezione della mostra dove sono esposte le copie de Il Principe appartenute a personaggi famosi come quella di Bendetto Croce, di Federico Chabod, copie con l’introduzione di Benito Mussolini e ancora le annotazioni al trattato di Machiavelli contenute nei Quaderni dal Carcere di Antonio Gramsci.

“Non era facile – spiega Alessandro Campi – raccontare visivamente la fortuna e il significato di un’opera come Il Principe, per questo abbiamo realizzato un percorso che è anche un viaggio nel tempo, si parte dall’epoca rinascimentale per giungere ai giorni nostri, si parte dall’Italia per arrivare negli Stati Uniti, dove Machiavelli è personaggio popolarissimo al punto da sconfinare nel regno dei fumetti e dei videogiochi”.