La disfatta di Prodi, l’ex dc buono per il Pd

Non ce l’ha fatta. Non è stata una sconfitta. È stata una disfatta. Non solo non ha ottenuto tutti i voti che aveva sulla carta, ma non è riuscito neppure ad erodere le altre candidature. Se il Pd fosse coerente adesso ritirerebbe Romano Prodi, così come ha fatto con Marini. Ma la coerenza è merce rara a Largo del Nazareno. E Bersani, invece di andarsi a nascondere per l’ennesima figuraccia, putroppo continuerà a menare le danze. Continuando a puntare su Prodi, come per seguire un disegno di autodistruzione politica difficilmente decifrabile.

C’è del metodo, comunque, nella follia suicida del Pd. Bisogna riconoscerlo. Consiste nel contraddirsi palesemente e spiazzare innanzitutto il proprio elettorato. Quello che è accaduto nelle ultime quarantott’ore attiene alla schizofrenia di un gruppo dirigente che vaga per praterie politiche senza sapere dove vuole arrivare. Un metodo folle, appunto. Che prima ha indotto Bersani ed il gruppo dirigente dei democrat a proporre Franco Marini al Quirinale, un vecchio democristiano, sindacalista cattolico, galantuomo da tutti riconosciuto. Non andava bene. Il partito si è spaccato in almeno quattro tronconi. Lo hanno impallinato. Infine l’hanno ritirato dalla contesa.

Subito dopo, Bersani e lo stesso gruppo dirigente propongono Romano Prodi, un altro vecchio democristiano, boiardo di Stato, uomo delle Partecipazioni Statali, espressione della partitocrazia della Prima Repubblica, già due volte presidente del Consiglio disarcionato in entrambe le occassioni dalla sua stessa coalizione. Lui va bene. Il Pd e Sel ritrovano l’armonia perduta. Non si capisce perché. E sarebbe, per giunta, a differenza di Marini, il “nuovo”, rappresentante di quel “cambiamento” che non tiene conto della sua presidenza dell’Iri, dell’attività di governo, del ruolo svolto nell’ambito della Dc e del pentapartito.

La verità? Il Pd si ricompatta soltanto quando sente squillare le trombe di guerra. Lanciando il nome di Prodi nella mischia ha rinnovato la sua antica vocazione a contrapporsi frontalmente  al centrodestra. Poco male se il Paese continua a lacerarsi.  Ma è una strategia politica questa?

A proposito. Come mai qualsiasi personalità che abbia un’indiscutibile storia di sinistra, se proposta dalla sinistra medesima incontra il favore dello schieramento berlusconiano deve non solo essere messa in discussione, ma cancellata, gettata via, additata al pubblico ludibrio? Non va bene Marini se lo vota il Pdl; è da affossare Amato per la stessa ragione; perfino D’Alema viene visto con sospetto se su di lui dovesse convergere il centrodestra.

E’ barbaro tutto questo. Ed il Pd fuori controllo è una malattia letale per il Paese.