La conferenza di Bersani è un film già visto: «Niente voto, voglio fare un governo senza il Pdl»

«Non mi si raffiguri come il Bersani ostinato. Non ho neanche messo il mio nome sul simbolo». Verrebbe quasi da credere al segretario del Pd nell’affollata conferenza stampa nella sede del partito. Verrebbe da credergli se si venisse da un altro pianeta e non si fosse mai sentita una dichiarazione di Pier Luigi Bersani dell’ultimo mese. Perché in effetti, quella del premier incaricato e “congelato” è la replica sillaba per sillaba di un monologo già sentito. C’è il passaggio sul no all’ipotesi del «governissimo», c’è il momento in cui definisce «improponibile» la posizione del Pdl, che accetterebbe «questo schema che proponiamo, purché sia bilanciato dalla scelta sul presidente della Repubblica, e non nel senso di una ricerca di una soluzione condivisa, ma nel senso che la destra designa il presidente e noi lo votiamo». «Non intendo fare un governo con le mani legate di fronte all’esigenza di cambiamento. Ci si poteva aspettare maggiore disponibilità ma non è stato inutile mettere le forze politiche davanti alle proprie responsabilità». L’unico passaggio obbligatoriamente nuovo, il commento sulla nomina dei dieci saggi, ma anche questo dato non lo smuove dalle sue convinzioni: «Il mio pre-incarico è stato assorbito ma non vado al mare. Io ci sono, non intendo essere un ostacolo ma ci sono».

Non manca il suo pezzo preferito, quello sui grillini, laddove rivendica il fatto di aver stanato Grillo. «Il Movimento 5 Stelle mi pare siamo qui a interpretarlo tra dichiarazioni e smentite» ma resta il fatto che «chi ha avuto il 25% dei parlamentari ha voluto partecipare alla vita parlamentare e non renderla effettiva perché per partire ci deve essere il governo» che loro impediscono. Serve una replica sul governissimo? Eccola servita: «Sarebbe un governo immobile, la politica in una zattera sempre più piccola in un mare molto agitato. Con Berlusconi abbiamo già un’esperienza alle spalle, il governo Monti e abbiamo già visto l’impasse». Allora si torna al voto? «La considero un’ipotesi disastrosa, così come gran parte del Parlamento. Purtroppo l’incrocio con il semestre bianco è stato un’ulteriore difficoltà perché può lasciare spazio a tatticismi». Il monologo non cambia di una virgola, neanche quando perde le staffe. A Federico Geremicca che insiste sul governissimo, Bersani risponde sprezzante, forse memore dei tempi in cui il vicedirettore de La Stampa lavorava a l’Unità: «Geremicca, non intendo fare un governo che non vuole fare il cambiamento. L’orecchio a terra in questo Paese bisogna averlo». Fine del monologo. Sipario. Alla prossima replica.