In Vietnam le celebrazioni in onore di Carlo Urbani, il medico eroe morto per isolare la Sars

Domani è il giorno di Carlo Urbani, il medico infettivologo marchigiano morto in Vietnam dopo aver isolato per primo il virus della Sars, l’influenza aviaria, rifiutando di abbandonare i suoi pazienti pur sapendo di correre il rischio di un contagio mortale. Ad Hanoi è tutto pronto per le celebrazioni in onore del medico nel decennale della sua scomparsa. Urbani fu consulente dell’Organizzazione mondiale della sanità e portavoce di Medici senza Frontiere. Domani la facoltà di Medicina di Hanoi ospiterà l’evento “In memoria di Carlo Urbani, 10 anni dopo la Sars”, organizzato dall’Ambasciata d’Italia in Vietnam, dal governo vietnamita e dall’Organizzazione mondiale della sanità. Numerosi gli interventi e le testimonianze che caratterizzano le celebrazioni. Quelle del vice ministro vietnamita della Salute Nguyen Thanh Long, dell’ambasciatore d’Italia Lorenzo Angeloni, e di Takeshi Kasai per l’Oms. Ci sarà soprattutto la testimonianza di Tommaso Urbani, figlio di Carlo, che ricorderà la figura del padre. La vicenda umana e professionale di Carlo Urbani sarà ripercorsa attraverso letture, video, contributi e testimonianze.  Come quella riportata dalla rivista cattolica Città Nuova, che ha riportato le testimonianze del medico, alle prese con una malattia infettiva nuova, che ancora nessuno aveva diagnosticato: «Ho un ospedale pieno di infermiere che piangono. La gente corre e urla ed è totalmente terrorizzata. Non sappiamo che cos’è, ma non è influenza». Di fronte all’invito alla prudenza di sua moglie Giuliana, Carlo replica: «Se non posso lavorare in queste situazioni, per quale ragione sono qui? Per rispondere a e-mail, andare a cocktail party e mandare avanti scartoffie?». E ribadisce: «Non dobbiamo essere egoisti, io devo pensare agli altri».

La moglie, dopo la sua morte, ha reso noto il testo di una lettera che Carlo le aveva scritto il 23 giugno del 2000. Una missiva che è anche il suo testamento spirituale e che riportiamo integralmente: «Sono cresciuto inseguendo il miraggio di incarnare i sogni. Ed ora credo di esserci riuscito. Ho fatto dei miei sogni la mia vita e il mio lavoro. Anni di sacrifici mi permettono oggi di vivere vicino ai problemi, a quei problemi che mi hanno sempre interessato e turbato. Quei problemi oggi sono anche i miei, in quanto la loro soluzione costituisce la sfida quotidiana che devo accettare. Ma il sogno di distribuire accesso alla salute ai segmenti più sfavoriti delle popolazioni è diventato oggi il mio lavoro. E in quei problemi crescerò i miei figli, sperando di vederli consapevoli dei grandi orizzonti che li circondano, e magari vederli crescere inseguendo sogni apparentemente irrangiungibili, come ho fatto io».