In Friuli si vota ed è un vero e proprio rebus

Sono le prime elezioni dopo due mesi di stallo politico per l’Italia, il primo test per quel che resta dei partiti tradizionali e per il Movimento 5 Stelle, ma soprattutto la sfida per conquistare la presidenza del Friuli Venezia Giulia. Domenica e lunedì gli elettori si troveranno di fronte a quattro schieramenti. Sono elezioni “impossibili” per i sondaggisti, con un panorama politico nazionale troppo fluido per azzardare previsioni, e fattori interni ed esterni in abbondanza. Il centrodestra – tra Trieste e Udine tiene ancora la vecchia alleanza Pdl-Lega-Udc – schiera il presidente uscente Renzo Tondo. La sfidante promessa è Debora Serracchiani, astro nascente ormai affermato nel Pd dal discorso fulminante del 2009 all’Europarlamento. Ma non si possono fare i giochi con quello che a febbraio è stato di fatto il primo partito in regione: alle politiche il Movimento 5 Stelle ha preso il 27,2% alla Camera. Con questa enorme dote di voti il candidato Saverio Galluccio, estraneo alla politica, si presenta alle urne con grandi speranze. Il quarto in corsa è Franco Bandelli, ex Pdl con una lista civica regionale, che ha già detto di voler essere l'”ago della bilancia” promettendo “opposizione costruttiva”.
La campagna elettorale è scivolata via, forse senza prendere mai vigore. I candidati hanno battuto il territorio, con proposte politiche diverse, ma con visioni della Regione non così lontane. Il compito che attende il prossimo presidente è arduo, anche dal punto di vista politico, perché il premio di maggioranza scatta con il 45% dei voti. Lo statuto di autonomia festeggia nel 2013 i cinquant’anni. L’idea della specialità non viene messa in dubbio da alcun candidato ma, a guardare i numeri del bilancio, lo Stato ha punito, nel corso della legislatura, l’autonomia: la Finanziaria è dimagrita di quasi un miliardo di euro. L’unica regione d’Italia che paga da sola la sanità e ora si prova a costruire da sé la terza corsia della A4 – sul punto la Serracchiani dissente da Tondo e vorrebbe i finanziamenti dello Stato – dovrà così immaginare un futuro per la propria economia, che soffre molto. L’industria risente della crisi e l’export, motore essenziale per la manifattura, ha frenato ancora nel 2012. Uno sguardo politico fa notare la quasi assenza del centro dal voto: l’Udc ha scelto di confermare l’alleanza con Tondo, mentre Scelta Civica è rimasta fuori dai giochi. I big nazionali arrivati in Friuli Venezia Giulia a fare campagna sono probabilmente gli sfidanti delle politiche che verranno: Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Un fattore da tenere d’occhio è senza dubbio l’affluenza, considerando che a Udine si rinnovano anche il Comune e la Provincia. Conterà anche la forza dei candidati al Consiglio regionale, che chiedono la preferenza per salire al palazzo finito nel mirino delle Procure per i rimborsi gonfiati. Conta tutto, voto per voto, in una sfida che si potrà vincere anche per pochi voti.