“Il primo caffè del mattino”. L’esordio letterario di un barista romano diventa caso editoriale

Massimo ha un bar in centro a Roma e non si è mai innamorato davvero. D’altra parte sta bene anche da solo, in compagnia dei suoi affezionati clienti con cui ogni mattina saluta la giornata tra rumore di tazzine, profumo di caffè e brioche, e pettegolezzi. L’ultima novità non è delle più allegre: l’anziana signora Maria, che da tempo non usciva più di casa, è morta nella notte. Massimo le portava il caffè ogni giorno: e adesso chi verrà ad abitare nel suo appartamentino sopra il bar? La risposta a questa domanda entra come una piccola furia nel bar in un giorno di pioggia: si chiama Géneviève, è francese, timida e bellissima, ed è una lontana parente della signora Maria. Peccato che… beva solo tè. Per fortuna l’amore non bada a queste cose… Una storia d’amore come tante, quella raccontata nel romanzo Il primo caffè del mattino (Sperling & Kupfer), ma con una particolarità. L’autore, Diego Galdino, quarantenne, è titolare di un bar a Roma, nella zona di San Pietro affollata dai turisti, e dunque passa in rassegna un campionario di clienti i cui caratteri sono legati al tipo di caffè ordinato. Come dire: l’esperienza qui si lega all’immaginazione. E ancora, Galdino è uno che si è fatto da sé: un avventuriero nelle sconfinate praterie della narrativa che ha alla fine incontrato il marchio editoriale disposto a farsi carico delle sue fatiche letterarie, con grande gioia dei clienti del suo bar e del suo quartiere, che già lo trattano come un aspirante premio Pulitzer. Infine, Galdino con questo romanzo celebra Roma e le sue abitudini, le sue meraviglie, la sua varia e non priva di fascino umanità, senza che ci si debba affidare per questo a best seller come Mangia prega ama di Elizaberg Gilbert (poi divenuto film con Julia Roberts) o alle pellicole di Woody Allen. Anche nel vecchio e sempre pulsante cuore di Roma si annidano romanzieri di tutto rispetto.