Il Pdl contro la “riesumazione” di Monti. «In dieci giorni o si trovano larghe intese o si deve andare al voto»

«O si trova un accordo Pdl-Pd o si va al voto». Per il centrodestra non esistono altre possibilità, men che meno quella di tenere in vita con artifizi vari un governo tecnico già passato a miglior vita. Checché ne pensi Giorgio Napolitano. La doppia mossa del presidente della Repubblica di affidare a dieci saggi il compito di individuare una via per uscire dalla crisi politica e contemporaneamente di rendere ancora operativo l’esecutivo guidato da Monti, fa emergere nella sua totalità un’anomalia tutta italiana: il capo Stato è il garante della Costituzione ma di fatto ha by-passato la Carta prorogando le funzioni di un governo dimissionario che, peraltro, non ha ricevuto la fiducia del nuovo Parlamento. Uno scenario che il Pdl boccia a tutto tondo. «Non si può condividere l’affermazione del presidente della Repubblica  – ha osservato il corrdinatore del Pdl, Sandro Bondi – secondo cui un governo il Paese in questo momento ce l’ha e può lavorare. Non possiamo dimenticare che solo un mese fa ci sono state nuove elezioni politiche per cui il governo della precedente legislatura, se pur in carica per ragioni formali, non ha alcuna legittimazione non avendo ottenuto la fiducia del nuovo Parlamento. Dunque, positiva l’iniziativa del capo dello Stato ma resta il nodo costituzionale e dunque l’urgenza della formazione di un nuovo governo, altrimenti resta solo la strada di nuove elezioni». Per Fabrizio Cicchito, che restringe l’operatività dei saggi a sette-dieci giorni, bisogna «avere piena coscienza che il governo Monti non può sostituirsi all’esigenza di dar vita, dopo le elezioni, ad un nuovo governo, la cui fiducia viene votata dalla maggioranza del Parlamento, che i saggi su questo terreno possono dare delle indicazioni e suggestioni positive ma a loro volta non possono certo sostituirsi né al Parlamento». L’auspicio del Pdl è che, sia il nuovo presidente della Repubblica, sia il nuovo governo siano eletti con il concorso delle principali forze politico-parlamentari. «Nel caso in cui ciò sia reso impossibile – conclude Cicchitto – per responsabilità del Pd non si potrà fare a meno di riandare davanti al corpo elettorale». Maurizio Gasparri sottolinea che «nessun espediente consente di eludere il problema. O nasce un governo che abbia numeri chiari in Parlamento e piena consapevolezza delle priorità economiche, o la parola è agli elettori». Per il vicepresidente Pdl del Senato «verifiche e approfondimenti sono doverosi ma devono essere rapidi». Manovre dilatorie creano solo problemi ulteriori. Peggio poi sarebbe se la sinistra usasse questo tempo per ambigue manovre per l’elezione del nuovo Capo dello Stato». Concorda anche Daniela Santanché, o intese politiche o urne, mentre Daniela Biancofiore puntualizza che il presidente, con la strategia posta in essere, di per sé velatamente anticostituzionale, si è fatto badante del Pd e «ha rivalutato Monti, bocciato sonoramente dal voto popolare».