Il parroco vuole ricordare Mussolini in una preghiera per i defunti. E gli animi antifascisti si infervorano

La guerra civile per alcuni non è mai finita: e nemmeno la pietas verso i defunti riesce a sedare gli animi e a decretare una tregua… almeno in chiesa. La liturgia dell’antifascismo celebra la sua ultima orazione polemica: domenica prossima ricorre l’anniversario della morte di Benito Mussolini e don Leone Cecchetto, parroco di Loreggia, provincia di Padova, ha deciso di ricordarlo, tra gli altri defunti, nella sua omelia nel corso della messa delle undici. Anzi, per l’esattezza, il parroco avrebbe accolto la richiesta di un fedele che lo avrebbe invitato a commemorare durante la celebrazione liturgica la scomparsa del Duce: il prete padovano non è rimasto sordo alla proposta del parrocchiano e ha sposato apertamente l’idea. «C’è una legittima richiesta che assecondo, e che io interpreto, da cristiano, come un possibile momento di riconciliazione», ha spiegato costretto alla difensiva don Cecchetto, che non si aspettava tanto clamore mediatico e sdegno polemico. Poi, appellandosi evangelicamente al perdono e alla remissione dei peccati, il prelato ha aggiunto: «Voglio sperare che un momento simile all’interno di una liturgia, che non è assolutamente dedicata a Mussolini ma è una semplice messa, e che la preghiera e la fede, facciano superare le barriere politiche e storiche», concludendo che «per i cattolici è giusto che qualsiasi peccatore possa redimersi anche dopo la morte». E dunque, si potrebbe aggiungere, che gli animi non si infiammino per una citazione postuma nel corso di una messa domenicale, o meglio, come specificato a scanso di equivoci nel volantino parrocchiale, per «una preghiera all’interno della funzione religiosa, non certo una messa dedicata al Duce». Eppure, tanto è bastato perché il senatore Udc e coordinatore regionale del partito in Veneto, Antonio De Poli, si indignasse parlando di «provocazione di qualche nostalgico, inammissibile perché offende i valori della Resistenza». E, eresia nell’eresia, proprio a ridosso dell’anniversario della Liberazione. Così, se da un lato De Poli ha assolto il parroco, scagionandolo da ogni accusa di reducismo, dall’altro ha anche commentato: «Forse sarebbe stato meglio evitare di pubblicare la notizia nel bollettino parrocchiale. Dopodiché è vero, non possono esserci defunti di serie A e defunti di serie B». E nel processo alle intenzioni improvvisato in nome della memoria storica (di parte), il senatore Udc ha concluso la sua veloce arringa accusatoria sostenendo che «chi ha fatto questa singolare richiesta vuole solo creare polemiche e scandalo, non di certo pregare per l’anima del Duce»… nemmeno nel giorno in cui ricorre la sua fucilazione.