Il Papa impone la linea sobria ai dipendenti vaticani: va in beneficenza la gratifica post Conclave

La nuova linea di sobrietà portata da Papa Francesco, in sintonia con la politica della Santa Sede di taglio delle spese per far fronte alla crisi economica, si traduce anche nel mancato versamento ai dipendenti vaticani della gratifica normalmente corrisposta per l’elezione del nuovo Pontefice. Rompendo con la tradizione, Jorge Mario Bergoglio ha infatti deciso di non attribuire ai circa 4.000 impiegati vaticani l’indennità straordinaria che normalmente veniva versata in passato per l’inizio del nuovo pontificato. Ha preferito fare un’elargizione ad alcuni enti assistenziali e caritativi. La decisione, di cui ha parlato l’agenzia francofona I.Media, raddoppia la perdita economica per il personale vaticano, che già al momento della sede vacante seguita alla rinuncia di Benedetto XVI non aveva usufruito, per volontà del cardinale camerlengo Tarcisio Bertone, della “una tantum” che viene solitamente assegnata in caso di morte del Pontefice. Il “no” di Bergoglio, dopo un periodo di incertezza in cui le indiscrezioni si accavallavano, è arrivato proprio in questi ultimi giorni, in coincidenza con la visita fatta dal Papa venerdì scorso agli uffici della Segreteria di Stato, in cui aveva ringraziato gli addetti per il loro “servizio impagabile”.

«Data la difficile situazione economica generale – ha spiegato Padre Federico Lombardi – non è apparso possibile né opportuno gravare i bilanci degli enti vaticani di una considerevole spesa straordinaria non prevista». Per il Vaticano il risparmio è notevole. I bonus a cui si è rinunciato non sono infatti di poco conto. Nel 2005, ad esempio, i dipendenti vaticani avevano ricevuto 1.500 euro ciascuno: una prima gratifica di mille euro per la morte di Giovanni Paolo II, e una seconda di 500 euro per l’elezione di Benedetto XVI. Fino alla morte di Paolo VI nell’agosto 1978, i dipendenti ricevevano in più due stipendi pieni, uno per la morte del Papa e uno per l’elezione del successore. Per il Vaticano, però, ora sono tempi ben diversi, sia per la crisi finanziaria che minaccia i bilanci, e che quindi richiede risparmi e tagli di spese, sia per i proclami di papa Francesco in favore di «una Chiesa povera e per i poveri». Ed é a loro che è stata destinata l’elargizione decisa da Bergoglio attingendo ai fondi disponibili per la carità del Papa, «come segno dell’attenzione della Chiesa per le molte persone in difficoltà», ha spiegato il direttore della sala stampa vaticana.