Il nome giusto per il Colle sarebbe stato Mario Draghi

A questo punto, sulla scelta del nome del successore di Napolitano, non è molto chiaro cosa stia accadendo tra i partiti e nemmeno nei partiti. La scelta della persona che siederà al Quirinale per sette anni è una scelta strategica ed è tutto da verificare se ci sia qualcuno che stia pensando – al di là delle strategie personali o di partito – a una strategia nazionale. L’unica figura istituzionale che abbia espresso, pur fuori o al di sopra dei confini, l’interesse nazionale e quindi di tutti gli italiani, è stato Mario Draghi. Personalità di alto profilo in Italia, come in Europa. Rappresentante dell’economia e non dei mercati, apparentemente equilibrato ma anche in grado di fare scelte, apparentemente non fazioso. Attualmente il nostro uomo migliore nella posizione più importante: la Banca centrale europea. In un momento in cui la politica monetaria europea può salvare o affossare una nazione, nell’era della psicosi da spread, con un dibattito acceso sulle funzioni stesse delle istituzioni economiche e finanziarie dell’Unione, avere un personaggio di alto profilo ma comunque legato al destino dei 58 milioni di suoi connazionali era ed è stato vitale. Oggi, la Germania è tornata a fare pressione affinché la guida della massima istituzione finanziaria dell’Unione torni a Berlino, che rivendica così e ribadisce la propria vocazione di locomotiva e pilota della zona euro. Se lasciassimo loro la poltrona forse potremmo contrattare un nuovo equilibrio tra le nostre economie e un cessate il fuoco sul fronte degli attacchi speculativi ai nostri titoli. In cambio avremmo come massima carica dello Stato uno che non deve dimostrare agli italiani chi è e cosa sa fare, uno che non ha solo scritto libri o gestito la cosa pubblica o fatto l’attore o il brillante giornalista. Insomma, uno che si potrebbe anche accettare che si ponga al di sopra di tutti noi e nel comune interesse. Uno che non deve fare le capriole per farsi rispettare all’estero e uno che non ha né la cultura, né il tempo, né la voglia di immiserirsi in giochini di palazzo. Uno che probabilmente fare meno  moniti e più fatti. Ma probabilmente l’Italia non è ancora pronta per diventare uno Stato vero. Forse bisognerà ancora aspettare qualche settennato.