Il lutto di Travaglio e compagni: «Avevano promesso di cacciare Silvio, l’hanno portato al governo»

Alle 5 della sera gli antiberlusconiani si vestono a lutto. La lettura della lista dei ministri da parte di Enrico Letta scatena uno psicodramma in tv e sui Social network. A caldo schiuma rabbia Marco Travaglio. Dopo gli anni di articoli, invettive sui giornali e in televisione, sembrava la volta giusta. Sembrava, ma il tentativo è fallito. Frustrato nei suoi tentativi come Willy il Coyote con Beep Beep. O meglio, per rimanere in tema di cartoon, come Stanislao Moulinski, il supercriminale nato dalla fantasia di Bonvi, destinato a vedere fallire i suoi tentativi per colpa di Nick Carter. «Ebbene sì, maledetto Carter, hai vinto anche stavolta!». Metti Berlusconi al posto di Carter e l’effetto è lo stesso. Basta leggere quanto scrive appena uscita la lista dei ministri, su Twitter: «Avevano promesso di buttare fuori Berlusconi dal Parlamento, invece l’hanno portato dentro il governo. Complimenti vivissimi». Bersaglio il Pd, la sinistra più in generale, incapace di far fuori il nemico giurato.

Il clima di lutto riesce tuttavia nel miracolo di far resuscitare trombati eccellenti della politica come Antonio Di Pietro. «Berlusconi con questo governo si è assicurato l’impunità e il Paese è stato condannato.È un vergognoso inciucio – tuona anche lui su Twitter – Per Casta ultimo valzer». La speranza dell’ex pm è chiara: capitalizzare al prossimo giro elettorale gli antiberlusconiani del Pd.  Tra le penne militanti, Andrea Scanzi del Fatto quotidiano, è addolorato ma mantiene il ciglio asciutto: «Solidarietà vera per gli elettori Pd (che si fingono) contenti di avere Alfano vicepremier e agli interni». Mentre Gianluigi Nuzzi, autore degli scoop sul Vaticano, sente troppa puzza di Chiesa: «Se non ci fosse Comunione e liberazione in ben due ministeri chiave, sarebbe un buon governo». Ogni riferimento a Mario Mauro (Difesa) e a Maurizio Lupi (Infrastrutture) non è puramente casuale. Anche Ezio Mauro ha accusato il colpo, ma il direttore di Repubblica fa esercizio di real politik: «Letta ha evitato il peggio, ma per la sinistra è un governo di contraddizione». Ad alleviare il lutto degli antiberlusconiani ci pensa Maurizio Crozza: «Letta… è la seconda cosa più famosa di Pisa che pende a destra…».