Il bivio di Re Giorgio: governo politico forte (come chiede il Pdl) o semi-tecnico (per non spaccare il Pd)?

Il Pdl chiede un governo stabile e duraturo, Silvio Berlusconi lo ha detto chiaramente. Il Pd, invece, ne invoca uno “a bassa intensità politica”, diluito da tecnici di area. L’unico punto di contatto rischia di essere l’alto livello delle personalità che lo comporranno. Questa è la difficoltà principale dell’equazione politica che Giorgio Napolitano  deve risolvere: si tratta di scongiurare preventivamente il rischio che il nuovo esecutivo, per quanto autorevole, trovi subito la tempesta sulla sua rotta. E a giudicare dalla lunghezza del colloquio che la delegazione del Pd ha avuto con il capo dello Stato, si tratta di un pericolo tutt’altro che teorico. Anche perché il partito non ha avuto il tempo di elaborare il lutto della sconfitta parlamentare e di individuare una exit strategy. L’impressione è che il gruppo dirigente si sia aggrappato a Napolitano come a un salvagente, ma senza una reale convinzione sulla correttezza del percorso che si sta imboccando. La costante ossessione di sottolineare come non esista nessun patto con il Pdl ma solo l’intenzione di contribuire a un piano di salvezza nazionale, dimostra che il cammino per uscire dalle secche dell’anti-berlusconismo è ancora lungo. Il Pd non ha nemmeno trovato la forza di puntare sulla candidatura di Matteo Renzi che secondo alcuni (Orfini, Puppato, Ranieri) avrebbe consentito di mitigare la sconfitta con un ringiovanimento della leadership. Come ha spiegato Pierluigi Bersani nel corso di una Direzione lampo, i “missili a testata multipla” sparati un po’ a casaccio durante le votazioni per il Quirinale, hanno finito per inclinare la nave democratica su un fianco. Lo spettro di un “effetto Marini” alle prime votazioni e della spaccatura in due tronconi della nave democratica rende tutti circospetti: anche perché in un caso del genere resterebbero solo le urne. Un piccolo aiuto giunge dalla decisione di Sel, M5S e Lega di valutare comunque i provvedimenti del futuro governo caso per caso. Giuliano Amato, in pole per l’incarico, si è preoccupato di rassicurare il Pd sull’intenzione di chiedere all’Europa la revisione dei vincoli che strozzano l’economia italiana: di solo contenimento del debito si può morire, ha detto. Ma probabilmente ciò non basta a tranquillizzare l’ala sinistra del partito sull’alleanza con Berlusconi. La conclusione è che solo un vero “governo del Presidente” garantito personalmente da Napolitano può costituire l’argine per contenere gli sbandamenti del Pd.