Ignazio Marino sarà l’anti-Alemanno. Una dirigente Pd: «Anche a queste primarie incredibili file di Rom al voto»

Ignazio Marino sarà il candidato sindaco di Roma per il centrosinistra. Come da copione ha vinto le primarie di domenica che hanno registrato un’affluenza flop nonostante fossero aperte anche agli under 18. Centoduemila partecipanti nei 233 seggi allestiti in città secondo i dati del comitato organizzatore. Il medico parlamentare ha superato il 50 per cento delle preferenze. Nettamente staccati tutti gli altri candidati: David Sassoli (28%), Paolo Gentiloni (14), Gemma Azuni (4), Patrizia Prestipino (2), Mattia Di Tommaso (1). Marino ha potuto contare quindi su circa cinquantamila voti (non si sa quanti di minorenni). Considerando che alle elezioni politiche di febbraio il centrosinistra a Roma è stato votato da 539mila elettori, Marino (fortemente sostenuto dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti) è quindi espressione di meno del dieci per cento degli elettori di centrosinistra. Una candidatura talmente debole, da sollevare a caldo più di qualche perplessità sull’effettiva possibilità di vittoria finale.

A queste perplessità va aggiunta la clamorosa denuncia di una dirigente del Pd laziale, Cristiana Alicata, che su Facebook ha scritto delle «solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica». La Alicata ha scritto di «voti comprati». Non è l’unico casao: a Tor Bella Monaca, la polizia è dovuta intervenire dopo una violenta lite tra esponenti del Pd, nata perché alcuni testimoni sostenevano di aver visto fuori dal seggio immigrati «ricevere dei soldi». Ma dal partito minimizzano: «Se le primarie sono aperte agli immigrati, loro votano. Al momento non ci è pervenuta nessuna denuncia».  Una linea condivisa da l’Unità che ha derubricato come parafascista la richiesta di chiarimenti arrivata dal centrodestra romano attraverso Francesco Storace e Andrea Augello.

Eppure sono in tanti sui Social network a denunciare il rischio brogli. Emblematico quanto scrive un volontario del Pd sulla bacheca della Alicata raccontando quanto accaduto in passato: «Primarie Bersani/Franceschini/Marino. Seggio di Via Oratorio Damasiano (Roma) – denuncia Marco Romagnuolo – ero tra i volontari che spesero una bella domenica di democrazia in un gazebo. Arrivò una fila di rom (circa 40) a votare. Proprio perchè credo nella assoluta uguaglianza, chiesi loro – come a chiunque altro – il “contributo volontario” di 20 euro. Ingenuamente, il capofila mi rispose “io ne do due a te e a me ne danno 20, a me va bene comunque”. La frase è stata messa a verbale alla chiusura del seggio, ma nessuno ha preso alcun provvedimento. Il problema non sono assolutamente i rom, che da cittadini italiani godono esattamente dei miei stessi diritti e ne vado orgoglioso, ma del fatto che qualun altro – dentro un partito – abbia sfruttato una situazione di indigenza per comprare un voto. È tutto verbalizzato».